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IL PIANO COMMERCIALE VIGENTE E’ DEL 2002, VECCHIO DI 14 ANNI
stampa pagina 18 febbraio 2016
Il vice presidente della Regione Abruzzo Giovanni Lolli, ha spiegato ieri come è stata spesa la gran parte dei 100milioni di euro destinati alla ripresa economica, investiti per lo più nella grande industria e che dovrebbe portare centinaia di posti di lavoro nei prossimi anni. Il primo 5% dei fondi per la ricostruzione, che diventerà il 4% nei prossimi sei anni, circa 270milioni destinati anche alle piccole attività, Lolli ha fatto capire che dovranno studiare la maniera per incentivare il rientro in centro storico. Passaggio che il sindaco Cialente non è mai riuscito a sollecitare a Roma, con incentivi e sgravi fiscali, speriamo quindi che ci metta le mani Lolli, di certo più concreto e operativo. Il Comune intanto proroga le ricollocazioni temporanee delle attività produttive, perché il centro storico è ancora un cantiere, ci sono i sottoservizi divisi per sette aree, in foto la prima carta pubblica a riguardo, anche se non si legge proprio il cronoprogramma, sarà quindi ancora più difficile fare previsioni per il futuro. E manca ancora un piano commerciale per il centro. Quello in vigore è del 2002 e fu studiato con Tempesta per la durata di tre anni, ed invece ne sono passati 14, più un sisma devastante. Mancano le regole, tanto per cambiare. Sono sette anni che L’Aquila vive in deroga, se non ci fossero stati i sottoservizi, un caos utile alla politica che fa gli affari, sarebbe stato comunque generato ad arte. Alcune attività per ricollocarsi temporaneamente in centro hanno avuto un veloce cambio di destinazione d’uso, la deregulation è totale, il commerciale s’è insediato dove ha potuto, nelle aree residenziali come in quelle industriali o destinate a verde ed il bello è che stanno lavorando al nuovo Prg, ma non hanno ancora un Piano commerciale da calarci dentro. Dove vogliamo andare con queste carte? Bisognerà decidere quanti negozi torneranno nei centri storici e magari insediarli anche nel Progetto case, per il quale le 43 proposte per portare nei quartieri negozi ed attività, restano da quattro anni nei cassetti del settore pianificazione. I negozi da riaprire dovranno essere dimensionati sulla popolazione residente e decidere quanti ne torneranno in centro. Quando lo faranno? Sarà l’avvio di una nuova speculazione per cui chi ha già riaperto in periferia, per tornare in centro vorrà una capacità di insediamento raddoppiata? Staremo a vedere ma con poche speranze, Cialente ci ha abituato a vedere di tutto di più, in questi anni di governo civico persi dietro le sue fisime perdenti.
Alessandra Cococcetta
Il pungiglione
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