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CINGHIALI, ANCORA CRITICHE DEL COSPA AI PARCHI
stampa pagina 23 febbraio 2016
Si è appurato nel mondo degli allevatori della zona di Ofena e Capestrano, che sono stati catturati 8 cinghialetti tramite le gabbie di cattura fornite dal parco e trasferiti vivi addirittura in Toscana con tanto di modello4 a firma di ignari allevatori, che si sono anteposti ai dirigenti del parco. Tanto è vero che gli allevatori, sono stati richiamati dallo scrivente, in quanto gli animali non sono dei firmatari, ma dello stato e gestiti dall’ente Parco, nel contempo è stato fatto notare ai soggetti interessati le responsabilità che si sono accollati gratuitamente al posto di chi percepisce uno stipendio alle spalle dei danneggiati e dei contribuenti. Oltre al fatto che le gabbie di cattura e la vendita della fauna è vietato dalla Legge157/92, ma sembra che per questo ente la Legge non esista, ma che comunque cerca in tutti i modi di scaricarsi le responsabilità, facendo firmare documenti di trasporto dei cinghiali vivi, senza nessun certificato sanitario che attesti la negatività di malattie infettive. Mentre per i nostri animali, necessitano passaporti e certificati sanitari ed altre infinità di documenti tanto da rendere più pesante la cartella che accompagna l’animale venduto. Inoltre, risulta essere nel vaglia della ASL l’Aquila se le gabbie di cattura sono costruite a regola d’arte, per la sicurezza dell’operatore, visto che si tratta di una vera e propria attrezzatura utilizzata per la cattura di animali pericolosi, domani sono previsti i sopralluoghi insieme all’ente parco.
A parte tutto questo di cui sopra che sicuramente verranno preso provvedimenti, almeno lo spero, dall’assessorato alla Sanità e dalla ASL di L’Aquila al fine di garantire una cattura in sicurezza ed una movimentazione della fauna selvatica in modo più salubre per la salute pubblica. C’è una cosa che non si riesce a capire. Per quale motivo, un parco, anzi i parchi, visto che ne abbiamo tanti nella nostra Regione, fino ad oggi, con tutte queste risorse economiche da parte della CE e un potenziale di questi posti incantevoli mantenuti tali, non certamente da loro, ma dagli abitanti del luogo che negli anni lo ha curato con le attività boschive, la pastorizia, l’agricoltura e l’attività venatoria, non sono stati capaci di gestire la fauna, ne il territorio e tanto meno avere una ricaduta economica sul territorio? Quali sono gli interessi di questi dirigenti o impiegati del Parco, con stipendi pagati da tutti noi, che invece di mandare i cinghiali in Toscana dove la caccia in braccata agli ungulati è stata prolungata, non abbiano pensato a come fare per una ricaduta sul territorio dove il parco tiene la sede? Si pensa solo a come sfruttare progetti per i finanziamenti europei con l’aiuto delle università dell’Aquila e di Camirino, con i progetti extralaife e i SIC siti di interesse comunitari, che di comune hanno solo ed esclusivamente interessi economici per il mantenimento di queste strutture inutili e dannosi.
Il cospa Abruzzo
Dino Rossi
Il pungiglione
Taccuino
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