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PRG ED ABBATTIMENTO C.A.S.E. E MAP: I TERRENI TORNERANNO AGRICOLI?
stampa pagina 24 febbraio 2016
Secondo quanto pianificano gli urbanisti nel nuovo Piano regolatore, Progetto case e map serviranno in parte le eventuali esigenze di protezione civile in caso di calamità, potranno rappresentare delle aree funzionali a progetti di riqualificazione urbana e paesaggistica, oppure diventeranno dei parchi urbani per servizi pubblici e privati. Sarebbe da capire come la proposta del capogruppo Pd, Stefano Palumbo, di abbattere progressivamente gli alloggi del Progetto case e Map, sostanzialmente quelli fatti male, possa coniugarsi con le intenzioni urbanistiche dell’assessore Pietro Di Stefano. L’ordine del giorno andrà al voto dell’Aula domani, ma comunque andrà la votazione, resterà un’idea alla quale comunque mancherà la forza della condivisione di una maggioranza che amministra una città. Perché Di Stefano fa come fosse roba sua e non ha nessuna apertura genetica, in grado di assimilare altre proposte, buone o cattive che siano. Comunque c’è da pensare al peggio, intanto per gli appetiti che ne deriveranno perché quei suoli agricoli, al di là degli interessi garantiti fin dalla scelta d’emergenza, oggi sono urbanizzati, edificabili, stiamo pagando l’esproprio ai proprietari e su di essi di certo si concentrerà l’interesse speculativo tipico del capoluogo. Poco importa che nel 2014 si registravano 700 metri cubi di costruito per abitante, ancor meno il fatto che avremo alloggi per 50mila abitanti in più, perché chi lavora al nuovo Piano regolatore calcola che si può ancora edificare per altri 13mila abitanti. E’ quindi praticamente impossibile impostare una nuova politica urbanistica che punti a ridurre il consumo di suolo, perché quello agricolo consumato, oggi edificato, tanto dovrà valere sul mercato, e non mi pare ci amministri una politica indipendente da certi interessi. Al contrario. Sarà ancora più difficile ripartire dal patrimonio immobiliare comunale, sul quale da sempre e in particolar modo dal sisma, manca cronicamente un censimento ed un piano per valorizzarlo, gli allegati nei vari bilanci sono stati sempre visti da tutti come carta straccia. Stefano Palumbo riporta che il 37% delle abitazioni del Progetto case sono state assegnate a nuclei che nulla hanno a che fare con il sisma, una nuova fase che comporterà nuovi costi che Cialente non ha mai voluto affrontare con una gestione all’altezza, causando un debito di decine di milioni di euro per non aver mandato le bollette sotto campagna elettorale. La sua. Per non aver bandito l’appalto per la gestione ed aver tentato sempre la via del carrozzone in house o misto, comunque abortito nella sostenibilità, e per aver lasciato nelle mani di una manciata di dipendenti comunali, i veri eroi, il controllo di circa 5mila alloggi. Da pazzi. Gli isolatori sismici non sono mai stati né omologati né sono omologabili, ed è in arrivo un dossier con cui si certifica che metterli a norma costerebbe di certo di più che toglierli. Fa dunque bene Palumbo a valutare la possibilità di chiedere fondi a Roma per demolire, piuttosto che riparare, una volta ottenuto il via libera, anzi prima, vorremmo però capire che ne sarà di queste aree, come saranno salvate dagli appetiti speculativi dei proprietari, e come saranno integrate nel tessuto urbanistico che i pianificatori del nuovo Prg chiamano ‘nuove centralità’, quelle generate dal sima che non dovranno essere perdute, in altre parole, mettetevi d’accordo.
Alessandra Cococcetta
Il pungiglione
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