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STUDIANO COME DARE SOLDI A CHI TORNERA’ IN CENTRO, SENZA STRATEGIE
stampa pagina 2 marzo 2016
La seconda commissione di stamattina, ha reso urgente la necessità di avere la più pallida idea della città che sarà. L’Aquila, non è già più quella di prima e non si può certo credere che col rientro dei negozi e dei residenti, torni a vivere così com’era. Ci vogliono strategie. Non solo input per confezionare un atto deliberativo che conceda alle attività commerciali la possibilità di restare nelle sedi provvisorie fino a nove mesi, anziché i sei deliberati qualche giorno fa, e probabilmente di obbligare il rientro nella sede agibile quando torni a vivere almeno il 60% della zona. Il che, se non meglio specificato, porterebbe a non tornare più. Bisogna decidere in fretta, il commercio preme, i consiglieri sanno che devono decidere e che nulla, di quanto è provvisorio, potrà restare senza un’idea di città. Come la chiesa posticcia di San Bernardino, che potrebbe restare lì a vita. Da qualche settimana stanno studiando anche la maniera per sostenere economicamente, il rientro delle attività produttive in centro. Anche gli ambulanti, dopo aver strappato sette anni fa un pezzo di Piazza d’Armi alla città, convinti che lì il mercato andasse bene, oggi chiedono che diventi coperto, oltre a lavorare agli incentivi per il “loro” rientro a Piazza Duomo. Ma quel mercato è trafficato solo da operai: ce ne rendiamo conto oppure no? L’impressione netta, è che il tavolo attivato anche con la Regione serva ad utilizzare parte del 5% dei fondi per la ripresa come pura assistenza. Le variabili sono troppe e in questi sette anni, nonostante altri sostegni ed indennizzi, oltre al de minimis, parecchie attività ancora non ce la fanno e quelle che ce l’hanno fatta, non si accontentano. Tra un anno si vota, c’è lo spettro dell’aiuto di Stato per cui rischierebbero l’attenzione anche della Corte dei conti Ue, oltre che di quella italiana: che s’inventeranno? Già una parte dei 15milioni destinati al Gran Sasso, Cialente li ha dirottati sulle istituzioni culturali. Così, senza uno straccio di progetto di rilancio, anche se la Regione ha già storto il muso perché eventuali cumuli, con il debito, non sono permessi, mentre la politica che amministra la città se da un lato chiede ai giovani o disoccupati progetti, fattibilità e rendicontazioni al centesimo, dall’altro è pronta all’assistenza, buona per la clientela elettorale. Ridurre quello che sembra uno degli ultimi treni per tentare un’idea condivisa e strategica sul futuro del centro storico, un’ultima chance, ad una commissione consiliare dove ognuno porta il proprio contributo, e un dirigente prende nota, ci sembra il solito deprimente scenario amministrativo.
Alessandra Cococcetta
Il pungiglione
Taccuino
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