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INTERVISTA A RAFFAELE COLAPIETRA: “SI VIVE ALLA GIORNATA”
stampa pagina 4 marzo 2016
A quasi sette anni dal sisma del 6 aprile 2009, incontriamo il professor Raffaele Colapietra, che non ha mai lasciato la città neanche per un giorno, per una prima impressione su quanto fatto finora e come pensa che la comunità aquilana possa sopravvivere al fatto che la storia che stiamo scrivendo non abbia alcuna attendibilità, perché non c’è un filo conduttore e nessuno che ne certifichi il valore.
Di Benedetto, Leopardi e Properzi mi hanno proposto di partecipare agli scavi per i sottoservizi, ci spiega il professore, per una certificazione storica ai reperti che avrebbero trovato, ma ho detto di no, ho detto fate voi. Speriamo che la storia dei tanti avvenimenti e scelte del post sisma la ricostruirà la giustizia con i processi, perché lì, aggiunge, dovranno portare tutti i documenti.
Una comunità senza storia non è più comunità.
Sono cose che riguardano la giustizia e l’amministrazione, il giornalismo non lo può fare, imprese e cantieri stanno per conto loro, non potete andare a chiedere i registri, fanno come vogliono. Si può solo constatare che le cose vanno così, la denuncia viene obiettivamente perché la società aquilana non sa cosa accade, è disgregata. Ed è una perdita, non avremo nulla, dovrebbe essere il Comune a ripercorrere le date e ricostruirle, a meno che non ci sia un processo giudiziario ed allora bisognerà portare i documenti che a quel punto verranno fuori. Manca la volontà, un tentativo anche di fare un piccolo calendario ogni settimana, ogni 15 giorni, per informare la comunità.
Nel ‘700 come fecero?
Lo facevano direttamente, ci furono molti più morti ma la gente si raccoglieva, si adunavano tra loro, toglievano le macerie e ci mettevano le baracche, sulla piazza principale, su via Paganica, fin dai primi mesi reagirono così e nelle baracche ci vivevano loro, anche le famiglie si trasferirono, vicini, insieme. Oggi manca la comunità, la solita cosa che predico e ripredico.
Non doveva abbandonare la città?
Alle 4 di quella mattina c’erano già i pullman per Pescara pronti. La città fu evacuata, la gente fu esortata ad andarsene, è stato un insieme di cose. Quei miserabili e Franco Gabrielli, uno degli uomini più potenti d’Italia fu nominato fin dall’aprile 2009 prefetto dell’Aquila. Non un pinco pallo qualsiasi, perché non fu nominato un pinco pallo qualsiasi?
Tante scelte sbagliate hanno cambiato il futuro del capoluogo, oggi bisogna farci i conti
Le 19 new town sono un dato di fatto, il Comune dice che assegnerà gli alloggi alle giovani coppie ma non è pianificabile, bisognerebbe portare la gente a sposarsi a forza e a fare figli. Un’integrazione con le nuove periferie è possibile ma dipende dal governo della città, non si sa quanta gente c’è in quegli alloggi, si vive alla giornata, non si può che constatare la situazione e rammaricarsene. Si tratta di vivere alla giornata.
Nei prossimi giorni la seconda parte dell’intervista, sugli interessi, il centro storico e le speculazioni urbanistiche che restano nel dna della città.
Alessandra Cococcetta
Il pungiglione
Taccuino
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