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CORTE DEI CONTI, MANCATE ENTRATE DA BENI PUBBLICI E’ DANNO ERARIALE
stampa pagina 11 marzo 2016
Ieri, l’inaugurazione dell’anno giudiziario della Corte dei Conti, con le relazioni del presidente f.f. Federico Pepe e del procuratore Maurizio Stanco. 2838 vertenze da gestire al 31 dicembre scorso, e solo cinque denunce provenienti da revisori contabili, il che, dovrebbe far riflettere sul ruolo politico e poco obiettivo, di tali organismi. Stanco, in premessa, non ha dimenticato “le specifiche problematiche della ricostruzione post sisma, nonché le molteplici tipologie di mancate entrate e gestione dei beni che producono parimenti significativi episodi di danno erariale”. In altre parole anche Progetto case e map, su cui pendono due transazioni da 11milioni e mezzo di euro per le morosità degli assegnatari, che onorano invece con l’avanzo di amministrazione dell’ente. Speriamo quindi che la Procura, faccia presto quello che deve fare, visto che i revisori non hanno ritenuto di girare i loro rilievi. E’ una Corte dei Conti che teme il collasso con la riforma in atto ma che pure, sul post sisma, avrà una nuova tipologia di controllo, attribuita esclusivamente alla Sezione abruzzese che prevede che la Corte faccia controlli a campione, anche tramite la Guardia di Finanza, “sulla regolarità amministrativa e contabile dei pagamenti effettuati e sulla tracciabilità dei flussi finanziari ad essi collegati, relativi alle erogazioni di contributi a favore di soggetti privati per tutti gli interventi di ricostruzione e ripristino degli immobili danneggiati dal sisma del 6 aprile 2009”. E’ di oggi la notizia del sequestro di valori per 600mila euro a tre aziende aquilane per aver percepito indebitamente fondi pubblici per il ristoro dei danni ai loro beni, e chi sa cos’altro ancora da fare ci sarà, tantissimo, se pensiamo che la Finanza lavora facendo riscontri propri, non avendo a disposizione banche dati con erogazioni incrociabili nel cratere e tra le differenti forme di sostegno pubblico. E su questo filone delle banche dati, servirebbe un’operazione trasparenza che sia d’esempio. Nel frattempo speriamo bene. Intanto sulla condanna per danno erariale a Massimo Cialente, gli assessori Alfredo Moroni e Fabio Pelini, e la dirigente incaricata Patrizia Del Principe, poi allontanata per un’inchiesta in corso per corruzione, la Procura ha fatto ricorso in Appello. C’è poi un passaggio del presidente Pepe, in cui rimarca una “condotta gravemente colposa, fonte di responsabilità amministrativa in capo ai competenti amministratori e dirigenti comunali, per aver tollerato per circa due anni una situazione di morosità abnorme nel pagamento dei canoni di locazione e delle quote di compartecipazione nei Progetti case e map, senza operare alcuna distinzione tra gli effettivi casi di fragilità sociale e i casi di azzardo morale”. Il riferimento è alla sentenza di condanna di Cialente e compagni, a cui bisogna aggiungere che quella distinzione mancata ha oggi portato a sapere che l’83% dei morosi ha un reddito superiore ai 12mila euro annui, ma le morosità continuano a salire e il sindaco le paga con l’avanzo d’amministrazione. Speriamo che la giustizia contabile faccia ancora il proprio corso, lo vogliamo credere visto che le denunce, tra le varie origini, prendono avvio da notizie di stampa. Almeno 31 spunti, nel 2015.
Alessandra Cococcetta
Il pungiglione
Taccuino
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