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EX CONSORZIO AGRARIO, BLOCCATO IL CANTIERE PER SOSPETTO ABUSO
stampa pagina 17 marzo 2016
Rischia di avere un piano in più, la ricostruzione in acciaio di quello che una volta era il Consorzio agrario alla Stazione ferroviaria dell’Aquila, e così il cantiere è stato bloccato perché la Sovrintendenza vuole che siano fatti tutti gli accertamenti del caso. E infatti l’Ispettorato urbanistico comunale ha aperto un fascicolo, mentre per la brutta questione potrebbero profilarsi all’orizzonte delle conseguenze di rilevanza penale. Il guaio, ad oggi, è che l’amministrazione non riuscendo a trovare le tavole e la sagoma del vecchio edificio ancora non saprebbe dire con certezza se l’abuso c’è, oppure no. Una nuova struttura altamente impattante, nella zona delle mura urbiche sottoposta a vincolo indiretto, per il quale, tuttavia, la legge italiana non fornisce alcuna garanzia sul preesistente, nel senso che, ci spiegano fonti interne alla Sovrintendenza, se un proprietario ha un ecomostro in una zona vincolata successivamente a quella costruzione, ha il diritto garantito di poterla ricostruire. Altro discorso per una nuova costruzione, in quel caso potrebbero esserci delle restrizioni ferree o un divieto, ma dipende sempre dalle sensibilità dei progettisti e dei proprietari. Non vorrei dire molto, su questo “mostro” di ferro della Moro srl che ai primi di ottobre 2016 avrebbe riconsegnato all’Aquila un multipiano di uffici e negozi, pronto ad aggiungere la propria perla alla ricostruzione post sisma, ma quel piano in più pare proprio esserci. Parliamo di quei pali che si slanciano verso il cielo, che offuscano, e non solo loro, la vista delle mura, che pure si sta facendo l’impossibile perché siano restituite ad una città medievale, che della sua storia ormai gli resta ben poco, viste le speculazioni urbanistiche degli ultimi decenni. E considerato che questo post sisma è nelle mani di gente poco preparata a concetti alti di riqualificazione, mi riferisco all’assessore Pietro Di Stefano, il quale avrebbe ben potuto esigere una normativa o un’ordinanza che nel processo di ricostruzione in atto, finanziato da soldi pubblici, avrebbe dovuto impedire nuove fogge a vecchi mostri edilizi. Fossero pure già esistenti. Non ha avuto questa sensibilità ed ogni giorno, da quasi sette anni ormai, è dura ricordarlo. Suona curioso il passaggio per cui il permesso a costruire con le varie prescrizioni e tavole sia andato liscio come l’olio con tutto il progetto, il proprietario è stato costretto a tirarsi giusto un po’ indietro per garantire almeno il marciapiede da dove osservare le mura, tuttavia, evidentemente nottetempo, non avrebbe rispettato la prescrizione di fare esattamente la sagoma ed i piani precedenti provando a farne uno di più. Forse sperava che non se ne accorgesse nessuno, se fosse davvero in malafede. Aspettiamo fiduciosi gli esiti dell’indagine, certi che comunque andrà a finire, l’ennesimo ecomostro sarà presto pronto per fare affari con negozi ed uffici nuovi di zecca.
Alessandra Cococcetta
Il pungiglione
Taccuino
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