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MASTERPLAN, ANCHE SPA ED ISTITUZIONI CULTURALI ASSENTI AI TAVOLI
stampa pagina 18 marzo 2016
Si sta perfezionando come previsto, l’ufficiale assegnazione di un milione e 600mila euro alle istituzioni culturali aquilane, in realtà già li hanno inseriti in bilancio, perché decurtati dai 15milioni che il Cipe nel 2012 aveva assegnato allo sviluppo del Gran Sasso. La prima commissione ha detto sì, il Consiglio comunale farà altrettanto lunedì prossimo. Lo aveva stabilito la Giunta Cialente, ha dovuto prenderne atto l’amministratore unico del Centro turistico, Vincenzo Giuliani, che già aveva provveduto ad eseguire “la comunicazione del socio unico” per decurtare fondi dagli investimenti turistici. La presa d’atto modifica il piano industriale 2014/2016 ed andrà poi ad Invitalia, che elargisce i fondi, perché non li consideri più per il Gran Sasso. I soldi per la cultura sono stati tolti da quello che l’assessore Di Stefano ha definito “il punto nodale” Fossa di Paganica, Montecristo Scindarella, per il cui impianto di risalita, la decisione è ancora in alto mare. Riprendo le considerazioni di Giorgio De Matteis, per allargare l’orizzonte del discorso. Parliamo di società partecipate interamente dal Comune e di istituzioni culturali, assolutamente incapaci di reggere il mercato e di guardarsi intorno, nessuno di loro ha chiesto di partecipare al tavolo di d’Alfonso per chiedere fondi, oltre 700milioni disponibili fino al 2020 anche per la cultura. Come pure se la montagna dell’Alto Sangro prenderà 40milioni di euro dal Masterplan per il sud, il Gran Sasso, Campo Felice ed Ovindoli, avranno zero centesimi. Può essere solo un’incapacità politica? Parliamo di società che hanno totale autonomia giuridica e patrimoniale ma non sanno muoversi, neanche sui fondi Ue, mentre si tenta di riaprire le trattative per avere qualcosa in più per l’aquilano. Dov’era tutta questa gente quando D’Alfonso a fine anno confezionava la delibera d’assegnazione? L’amministratore unico Giuliani conta di finire i lavori sull’Ostello a fine anno, poi partiranno con l’Albergo di Campo Imperatore e in fretta perché più decadono, queste strutture, più costano. Intanto la privatizzazione è in alto mare, gli investimenti pure e la lentezza con cui ragionano con il Parco e con l’Ue nel rispetto di Natura 2000, lo strumento ambientale entro il quale bisogna confrontarsi non aiuta. Tra enti locali e territoriali, associazioni ambientaliste, Parco e Ue, Properzi suggerisce percorsi partecipativi proprio per evitare lo scenario attuale fatto di lotte allucinanti che immobilizzano le risorse per la montagna più importante. Lo stato dell’arte del piano industriale è drammaticamente indietro, dovremmo essere al giro di boa invece siamo ancora alla prima fase, due anni indietro, ma dal 2014, quando il Consiglio lo approvò, solo oggi si torna sul rilancio turistico e solo perché servono soldi alle istituzioni culturali, che a loro volta, dovrebbero cominciare a prendere coscienza del fatto che dovranno stare sul mercato. Altrimenti l’assistenza ci seppellirà tutti.
Alessandra Cococcetta
Il pungiglione
Taccuino
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