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ITALIA NOSTRA, IL PIANO DI RICOSTRUZIONE ERA LO STRUMENTO NECESSARIO


stampa pagina 21 marzo 2016

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Il Piano di ricostruzione mai nato per la città dell’Aquila, sarebbe stato lo strumento imprescindibile per vigilare su ogni singolo progetto ed ogni singola iniziativa, avendo una visione d’insieme. Così non è stato. L’assessore al ramo Pietro Di Stefano, fece fuoco e fiamme contro Gaetano Fontana della Struttura tecnica di missione, architetto e responsabile delle scelte commissariali, che al di là del ruolo che non piaceva a nessuno, disse due cose giuste. Che la periferia era talmente cresciuta male con le speculazioni dei decenni scorsi, che poco avremmo potuto fare per riqualificarla e che sarebbe stato invece indispensabile concentrarsi sul centro storico, dentro e fuori le mura, per riqualificarlo, eliminando brutture e superfetazioni dove necessario, ritrovando spazi aperti e recuperando all’identità storica di un borgo medievale il recuperabile. Di Stefano, senza alcun titolo e competenza, s’impose: per lui c’era davvero troppo poco da fare nel centro storico. Pochissima possibilità d’agire, dovevamo partire subito col com’era e dov’era e rifare esattamente lo stesso centro di prima. Con le superfetazioni, gli abusi edilizi, consentendo di alzare qualche piano, non controllando colore ed intonaci, senza regole neanche per i nuovi contatori messi per forza tra le murature, senza rispetto delle pietre, abbandonate lungo le strade, senza sapere se mancherà qualcosa e con qualche scempio, già terminato, con cui la storia farà fare i conti. E non lo dico io, ma il dossier di Italia Nostra redatto da Giovanni Cialone e Vincenzo Giusti, che non può certo esaurire la propria forza in quell’incontro dello scorso autunno a cui presero parte Raffaele Colapietra, Mario Centofanti e Tomaso Montanari all’Università dell’Aquila, per domandarsi se L’Aquila sarà più bella o semplicemente più nuova. Un viaggio impietoso e terribile per chi lo leggesse, verso le brutture che rinascono peggio di prima, una periferia praticamente pronta ma diventata “un’entità urbanisticamente aliena” per cui è matematicamente impossibile pensare ad una riqualificazione e troppi dati negativi rispetto a quelli positivi rilevati da tecnici, urbanisti ed architetti che non ci stanno e denunciano lo stato dell’arte promettendo aggiornamenti continui, su quanto sta tornando su malamente. La città non si è dotata di un Piano di ricostruzione “degno di questo nome”, mentre lo studio sugli edifici incongrui che fece il Cnr, con lo stesso Cialone, è rimasto nel cassetto come quei libri che si comprano e non si leggono mai, e senza regole certe, sottolineano, si procede con una discrezionalità “che può rispondere ad ogni tipo di logica”. Non credo Pietro Di Stefano abbia strumenti sufficienti per capire gli scempi che ha consentito in questa città senza condividere regole certe ed uguali per tutti, lui conta solo gli elenchi, siamo al 15mo?, e mentre ciò si consuma, altri sfregi saranno inferti al territorio con la ricostruzione delle frazioni, senza norme riqualificanti, si potrà demolire e ricostruire con ogni estro e foggia ed i progetti non aspettano altro che trovare ragione e forza nella pratica singola. Comanda il privato, rischiamo di perdere quel che resta dei borghi, ognuno farà come crede, Raniero Fabrizi, responsabile Usra, dorme sonni tranquilli con i suoi 200mila euro l’anno garantiti, senza vigilare affatto sulla qualità di questa ricostruzione, la peggiore dal 1300, mentre Di Stefano continua a contare gli elenchi.


Alessandra Cococcetta




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