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PROGETTO CASE, NON SIAMO PRONTI CON I CONTATORI. DA APRILE CHE SI FA?
stampa pagina 23 marzo 2016
Difficile fare il punto sulla gestione del Progetto case e map. Il debito sulle morosità non si estingue e continua a crescere, probabilmente dall’estate scorsa abbiamo toccato un punto di non ritorno per cui è un patrimonio che non riesce più ad autosostenersi. A fine mese scade la tregua per i distacchi dei redditi Isee sotto i 7mila euro, con possibilità di rateizzare fino a 18 rate, ma è difficile incassare perché per un debito che mediamente si aggira sui 3.600 euro a nucleo, bisognerebbe pagare 200 euro al mese più le spese ordinarie che corrono, e non si arriva mai. E di certo non aiuta l’amministrazione comunale che continua a fare bandi per assegnare alloggi per i quali non si pagherà più di 14 euro e 70 al mese. Chi l’ha detto che il Progetto case e map debbano servire per forza, come assistenza sociale? In più non è mai stata fatta una ricognizione vera per capire quanto costano questi alloggi al Comune l’anno. Sui debiti pregressi non incassano oltre il 60% della rata, da pagare a Banca Sistema spa per la quale s’attinge dall’avanzo d’amministrazione, la morosità è diventata congenita mentre dall’aprile prossimo, quando per legge bisognerà reintrodurre i contatori per fatturare a consumo, l’amministrazione non sarà pronta una volta di più perché ancora non fanno la gara europea per acquistarli. Un po’ meno di 3milioni di euro di spesa ed almeno quattro mesi di tempo per organizzarsi e partire una volta reperiti i misuratori. Il Cipe d’altra parte ha deliberato la settimana scorsa. Ad oggi l’83% dei morosi ha un reddito Isee superiore ai 12mila euro annui, ma l’unico modo per incassare è quello di chiudere i rubinetti, per riaprire i quali bisogna pagare anche i consumi attuali e finora nessuno si è sottratto. Certo è che continuare a gestire 6mila alloggi con quattro operai e 3 geometri, con la politica che continua a premere perché su alcune situazioni si sorvoli non arriveremo lontano, e pochissimi amministratori ragionano sulla sostenibilità pubblica di un tale patrimonio, tra un anno si vota, difficile che ci mettano le mani ora o trovino il coraggio per fare bandi un po’ più onerosi, di un fitto da 14 euro e 70 al mese. E pensare che per gestire questo patrimonio pensarono un carrozzone da 9milioni di euro l’anno solo di costi, fortuna che la cosa fu troncata da Roma sul nascere.
Alessandra Cococcetta
Il pungiglione
Taccuino
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