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FRAZIONI, RESTERANNO QUARTIERI DORMITORIO SEPARATI DALLA CITTA’
stampa pagina 25 marzo 2016
“C’è poco da fare sulle frazioni, già dimenticate dal Piano regolatore del 1975 e di cui resta ben poco”, così Giovanni Cialone del Cnr ed oggi impegnato attivamente con l’associazione Italia Nostra per la salvaguardia del territorio, in una chiacchierata in cui gli chiedevo se dopo gli scempi della periferia e del centro storico, ricostruiti come prima, senza regole e senza riqualificazione, anche le frazioni sono a rischio identità. “Il Piano regolatore le considera zone di ristrutturazione, in questi anni non è stato salvaguardato nulla, c’è davvero poco da recuperare – ha spiegato – saranno quartieri dormitorio”. Zone di ristrutturazione vuole dire che su quei borghi, che oggi vorremmo recuperare al turismo e alle tradizioni, non sono mai stati pensati dei vincoli, ognuno ha demolito e ricostruito come voleva, e così sarà con la ricostruzione. Le pratiche non attendono altro che i lavori, nessuno potrà porre delle regole in corsa. Negli ambienti della Sovrintendenza si teme il peggio, l’assessore Pietro Di Stefano, già incapace di tutelare il centro storico e di riqualificarlo, in una recente commissione consiliare ha fatto capire di voler tentare qualcosa, peccato non averci pensato per tempo. E peggio sarà, perché ad oggi la gente vuole solo rientrare e saranno colate di cemento, non essendo stati pretesi, neanche per le frazioni, Piani di ricostruzione che imponessero i recuperi delle pietre e delle tradizioni. C’è anche il discorso dell’abbandono di questi paesi già prima del sisma, e non è stato fatto un ragionamento sull’ingente patrimonio edilizio, in particolar modo dei centri storici già lasciati per le case nuove nelle immediate periferie, che resteranno per lo più disabitati. Qualcuno se l’è posto il problema? Per Cialone il Piano regolatore deve essere il punto nodale, a breve inizierà la fase della consultazione anche delle associazioni, come Italia Nostra, ma a sette anni dal sisma, quando la città è andata già altrove, il ritardo con cui si pianifica una nuova città pare davvero enorme. “Bisogna dire dove finisce la zona urbana e dove inizia quella agricola” per l’architetto attento ai temi ambientali, che fa notare come il documento preliminare del Prg non menzioni affatto tali confini, mentre il Progetto case anche nella zona di Paganica ha già mangiato terreni necessari ad alcune biodiversità, uniche nel territorio. “Il Prg dice molto poco, c’è di tutto di più è un libro bello” che deve fare i conti con la realtà, aggiungiamo noi. “Porteremo le nostre idee – spiega Cialone – ma dobbiamo ripartire dalle vocazioni, San Vittorino ha quella archeologica che non può essere scissa dalla salvaguardia dei corridoi ecologici” per i lupi per esempio, “Tempera ha quella delle acque, c’è il fagiolo di Paganica ma resta ben poco per coltivarlo, proporremo un parco agrario e anche il Vetoio è da recuperare in quelle zone insistevano oltre 200 specie di uccelli, ma è stato edificato di tutto”. Bisognerebbe procedere per piani particolareggiati in modo da andare avanti per gradi e valutare i risultati urbanistici man a mano, chi sa come andrà a finire, visto che le frazioni hanno sempre vissuto ai margini della città “sarà molto difficile – conclude Cialone – ricongiungere il tessuto urbano con le periferie”. Disgregate anche dai 19 quartieri del Progetto case e map.
Alessandra Cococcetta
Il pungiglione
Taccuino
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