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CROLLO BALCONE PROGETTO CASE, FIDEIUSSIONE NON VALE PER IL DOLO
stampa pagina 4 aprile 2016
Con il nuovo crollo dei balconi al Progetto case di Cese di Preturo, torna urgente l’esigenza di rintracciare le imprese che hanno realizzato così male quelle piastre, capire che fine abbiano fatto e come fare per incassare le fideiussioni decennali, che pure versarono a favore della Protezione civile. Di quelle fideiussioni l’amministrazione non ha mai saputo nulla, neanche quando il Consiglio votò di incamerare al Patrimonio gli alloggi, sarà stata forse scritta qualche lettera a Roma, ma non se n’è saputo nulla. Come non si sa più niente dell’Ati che s’aggiudicò i quattro lotti che cadono a pezzi e che hanno costretto gli assegnatari a nuove evacuazioni. L’Ati è la Iter Gestione Appalti spa, con la Sced spa e la Vitale Costruzioni spa, classificata al nono posto, su una graduatoria di 44 aventi diritto, con un punteggio pari 57,20. S’aggiudicò quattro lotti: Cese, Arischia, Collebrincioni e Sassa. Tutti lotti inagibili e che cadono a pezzi, ma di questa Ati non si avrebbe alcuna notizia. Svanita, pare. Una decina di giorni fa lo Studio Campana, che si occupa di perizie assicurative e consulenze tecniche ha raggiunto gli uffici comunali per avere informazioni sul vecchio crollo del balcone di Cese, per conto della Generali. Dove quell’Ati depositò la polizza, per escutere la quale è stato aperto il sinistro su impulso della Protezione civile ma non se ne verrà a capo. Lo Studio non avrebbe una sola carta, neanche le perizie della Procura della Repubblica riuscirebbe ad avere, pare comunque che abbia avuto la massima collaborazione da parte degli uffici comunali, ma non ne verranno a capo, a parte il fatto che se la sono presa piuttosto comoda a Roma dal primo crollo, l’assicurazione guarderà le proprie tasche e non sembra sia disposta a coprire il dolo, bensì solo eventuali vizi occulti. Cioè se quell’Ati avesse agito con l’intenzione di truffare lo Stato, la fideiussione non potrà essere incassata. Anche l’Avvocatura comunale ha cercato una propria via al rimborso, ma pare che l’intoppo del dolo non sia giuridicamente superabile mentre l’Ati, secondo le loro ricerche, sarebbe davvero sparita dalla circolazione. Ci si chiede a questo punto se la fideiussione, impostata così, serva a garantire un lavoro milionario, visto che non coprirebbe l’utilizzo a monte di materiali scadenti. E’ sempre più evidente la leggerezza con cui è stato acquisito un patrimonio così ingente, siamo certi che pagherà le conseguenze solo la collettività aquilana, intanto l’amministrazione è pronta ad evacuare le 12 piastre ormai inagibili a tutti gli effetti, comprese quelle di Arischia, per le quali gli assegnatari sono tuttora mal disposti a traslocare, dovranno a questo punto farsene una ragione.
Alessandra Cococcetta
Il pungiglione
Taccuino
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