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IL PIANO DI PROTEZIONE CIVILE COMUNALE DI QUELLA NOTTE…


stampa pagina 6 aprile 2016

I primi giorni dopo il sisma I primi giorni dopo il sisma

Nelle prime ore di quella terribile alba, fu un pugno di tecnici comunali a trovarsi all’Autoparco come previsto dal Piano di Protezione civile. Ed è doveroso, un pensiero per loro. Alle 4 e un quarto Mario Di Gregorio, Luca Pelliccione, Carlo Bolino, Moretti e Stefanucci erano sul posto. La Protezione civile arrivò all’Aquila alle 5, Moscardini e Gullì s’impadronirono di ogni decisione. Alle quattro del mattino primo sopralluogo in centro “sui balconi di via Sassa la gente gridava – racconta Di Gregorio – voleva uscire, le scale erano crollate, facemmo un giro veloce e segnalammo ai Vigili chi era rimasto bloccato”. Cercavano di organizzarsi, c’era black out, odore di gas e polvere, con i radioamatori riuscirono a comunicare tra loro, nel frattempo Sandro Spagnoli non arrivava, avrebbe dovuto coordinare i volontari, non arrivò mai perché morì sotto le macerie con sua figlia. “Nei vicoli piovevano tegole come fosse neve – prosegue Di Gregorio – girammo fino alle cinque del mattino”. “Gli operai comunali scavavano anche con le mani per salvare le persone” ricorda Pelliccione, mentre le scosse continuavano e la gente gridava intrappolata sotto le macerie. Verso le 5 e 30 fu allestita una sala assistenza a Piazza d’Armi, Di Gregorio firmò per l’agibilità della palestra a Paganica, serviva per sistemare le salme, più tardi per sottrarle al sole. Il primo Com al Torrione fu impiantato nel pomeriggio del 6 aprile di sette anni fa. “Il problema era la città, l’ospedale fu evacuato grazie all’intervento della squadra di rugbisti chiamati da Mascioletti, le frazioni si organizzarono tra loro nelle baracche e in macchina, in quei primi giorni”, ricorda Pelliccione. Dovevano mettere su i campi previsti nel piano comunale, furono loro a fornire le planimetrie alla Protezione civile, serviva la corrente a Piazza d’Armi e a Collemaggio, “prima che tu realizzi loro hanno già fatto”, ricorda ancora Pelliccione la primissima emergenza, quando è facilissimo spendere in pochi giorni decine e decine di milioni di euro. Sebach per i bagni chimici, lampade da campo e gruppi elettrogeni, si acquista di tutto in quelle prime ore, non riuscirono con le lampade da campo perché Di Gregorio si scontrò con Moscardini, strappando invece l’allaccio alla pubblica illuminazione. E così andò per le centinaia di campi che poi furono messi su per decine di migliaia di sfollati, gli acquisti per il cibo e per un Com potevano arrivare anche a 30mila euro al giorno. “Finivamo a mezzanotte e alle 4 ricominciavamo” raccontano ancora “i briefing con la Protezione civile erano alle 6, mangiammo colombe di Pasqua e tonno per i primi dieci giorni, una signora ci portò dei ciambelloni”. Giorni in cui la dirigenza non c’era, tranne Vittorio Fabrizi, e la politica latitava a parte qualche rara eccezione, fu fisiologico affidare l’incarico dirigenziale a Di Gregorio il maggio seguente. Nel giugno del 2009 cominciarono a parlare di messe in sicurezza e delle agibilità leggere, le A e le B, “nei primi due mesi – ricorda Di Gregorio – la collaborazione tra istituzioni e cittadini fu totale, lo spirito era di fratellanza, dopodiché si cominciò ad annusare il tornaconto” e da metà luglio, la gente che tornava dal mare e chi non aveva vissuto affatto quei primi momenti, cominciò la polemica. Nei sotterranei dell’Ance, nacque il punto di riferimento per l’intera città, è lì, che la gente andava per avere delle risposte “le file iniziavano dalle sette della mattina”, solo quel posto c’era, oltre il bunker della Finanza dove preferì stare il Sindaco, tra le altre istituzioni. In un anno concessero un miliardo di contributi, ma non bastò più l’ingegnere ed un timbro, lo Stato voleva sedersi al banchetto ed impose la filiera, era l’agosto del 2009, per ottenere dopo tre mesi almeno, il contributo per riparare la casa. Arriviamo ai giorni nostri con gli Uffici speciali ed un dubbio, pare che l’indirizzo fu quello di dare il maggior numero di A, per far rientrare subito più gente possibile, solo nel 2010, le A che passarono ad E, furono un migliaio, speriamo non si scopra col tempo, un ennesimo pacco rifilato alla città.

 

Alessandra Cococcetta




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