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Provincia

COSPA, DINO ROSSI CHIEDE DI ESSERE NELL'ELENCO DEI SELECONTROLLORI


stampa pagina 6 aprile 2016

Dino Rossi Dino Rossi

Io sottoscritto Dino Rossi, nato ad Ofena il 09/07/1962 ivi residente in Loc. macerone, titolare dell’azienda agricola omonima, con la presente rendo noto di aver conseguito il corso da selecontrollore per il prelievo al cinghiale come da certificato allegato.
Alla provincia chiedo di essere inserito nell’elenco dei selecontrollori e nel contempo di avere la possibilità di abbattere i cinghiali che danneggiano i raccolti sul territorio di dove sono ubicati i terreni, ricadenti negli ambiti di e Barisciano e Subequano in funzione della Legge sulla caccia per il selecontrollo, che si riposta integralmente:
” L. 157/92 art19. Controllo della fauna selvatica.
1. Le regioni possono vietare o ridurre per periodi prestabiliti la caccia a determinate specie di fauna selvatica di cui all'articolo 18, per importanti e motivate ragioni connesse alla consistenza faunistica o per sopravvenute particolari condizioni ambientali, stagionali o climatiche o per malattie o altre calamità.
2. Le regioni, per la migliore gestione del patrimonio zootecnico, per la tutela del suolo, per motivi sanitari, per la selezione biologica, per la tutela del patrimonio storico-artistico, per la tutela delle produzioni zoo-agro-forestali ed ittiche, provvedono al controllo delle specie di fauna selvatica anche nelle zone vietate alla caccia. Tale controllo, esercitato selettivamente, viene praticato di norma mediante l'utilizzo di metodi ecologici su parere dell'Istituto nazionale per la fauna selvatica. Qualora l'Istituto verifichi l'inefficacia dei predetti metodi, le regioni possono autorizzare piani di abbattimento. Tali piani devono essere attuati dalle guardie venatorie dipendenti dalle amministrazioni provinciali. Queste ultime potranno altresì avvalersi dei proprietari o conduttori dei fondi sui quali si attuano i piani medesimi, purché muniti di licenza per l'esercizio venatorio, nonché delle guardie forestali e delle guardie comunali munite di licenza per l'esercizio venatorio.”
Per questione di sicurezza all’utilizzo dell’arma a canna rigata sia per me medesimo sia verso terzi, ho anche conseguito un corso di tiro a lunga distanza, come da certificato allegato, di mia spontanea volontà, (cosa che consiglierei obbligatoria per tutti i selecontrollori),
All’ente parco con l’occasione si comunica visto che è parte in causa per danni da fauna, che oltre a quanto sopradescritto, sono anche in possesso di cani di razza dachsbracke idonea alla girata, utilizzata per il prelievo del cinghiale in tutti gli altri parchi della nostra nazione; mentre codesto parco si ostina al prelievo dei cinghiali mediante le gabbie di cattura costruite non a regola d’arte e non omologate, in barba alle Leggi sulla sicurezza di chi le utilizza e del benessere animale, visto che gli ultimi cinghiali catturati a Capestrano hanno percorso oltre 200km prima di giungere a destinazione, senza alcun prelievo per la certificazione sanitaria. Quello che non si capisce, è come si possano vendere i cinghiali appartenenti al patrimonio dello Stato senza un rendiconto dei soldi ricavati dal commercio di questi animali essendo patrimonio dello Stato: sembra un vero e proprio furto!! È come se domani Vittorio Sgarbi, vendesse ad un turista di passaggio un pezzo della fontana di trevi o pezzi di qualsiasi altro monumento appartenente al patrimonio dello Stato. Oltre a tutto questo c’è la disparità di trattamento tra gli agricoltori, visto che chi cattura e vende i cinghiali sono stati autorizzati e finanziati ad innalzare recinzioni sui loro fondi, con rete elettrosaldata utilizzata nei cantieri estremamente pericolosa, impattante ed inquinante per l’ambiente. Mentre per gli agricoltori al difuori delle aree parco i danni sono raddoppiati o addirittura triplicati in funzione della scarsità di cibo dovuto alle recinzioni, i cinghiali si sono riversati al difuori dei confini del parco causando danni alle colture, danni alle auto con conseguenze anche mortali per il conducente, come accaduto a L’Aquila. Tutto questo grazie al dott. Striglioni che si ostina in tutti i modi a ostacolare l’utilizzo delle armi con futili motivazioni, quando il prelievo della fauna selvatica fatta in maniera corretta avrebbe un risvolto economico locale importante per tutti e non per pochi come oggi accade, ma soprattutto senza gravare sulle tasche dei cittadini, in funzione di risarcimenti e magari con meno incidenti e con meno vittime sulla strada. Confido ad una chiarezza da parte della magistratura aquilana per la tutela di patrimonio di tutti!?


Dino Rossi




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