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IL GEOLOGO RESTA AI MARGINI, PRENDE UN DECIMO DEL PROGETTISTA
stampa pagina 7 aprile 2016
Dopo il 6 aprile, venne fuori che lo studio del 2006 di Abruzzo Engineering, ex Collabora, aveva denunciato ampiamente “le criticità strutturali” di 137 palazzi pubblici dell’Aquila. Tra questi, agli ultimissimi posti, anche la Casa dello Studente, tra le strutture crollate drammaticamente quella notte. L’aver ignorato quello studio ancora oggi non ha insegnato nulla a nessuno. E le dichiarazioni del presidente nazionale dell’Ordine dei geologi, Peduto, che rilancia il Fascicolo del Fabbricato nella città terremotata, perde di qualsiasi senso, se non sostiene invece i colleghi locali che vorrebbero siano pubbliche le indagini sui sottosuoli e sulla ricostruzione, che depositano sul sito della Regione Abruzzo e nessuno al mondo può elaborarle perché non sono pubbliche. Ed è ancor più grave che Massimo Cialente, da nove anni al timone di questa città, insista solo con la politica degli annunci. Cerchiamo quindi di capire cosa di concreto si sta facendo, sulla prevenzione sismica e la ricostruzione in quella massima sicurezza che tuttavia, nonostante i 4miliardi e mezzo già spesi, nessuno garantirà. La microzonazione sismica in Abruzzo, cioè gli studi geologici base, per capire com’è composto il sottosuolo, sarebbe quasi finita. Lo assicura Nicola Tullo, presidente regionale dell’Ordine dei geologi. Di questi studi raccontammo qualche anno fa, per comprendere meglio su quali suoli avremmo ricostruito vista la ricchezza di cavità sotterranee, parecchie molto ampie perché scavate nei secoli per farne rifugi, o per ricavarne sabbie che altrimenti non avrebbero potuto essere trovate facilmente, nel corso dei rigidi inverni. Cavità che non è detto saranno considerate dalle amministrazioni comunali o se è stato fatto, la comunità non ne sa nulla. Eppure sono state ritenute pericolose fin dai primissimi approfondimenti diffusi dalla Protezione civile, già solo per i mezzi pesanti che le avrebbero percorse in superficie e nei cantieri, tanto sottile è lo strato rimasto, che separa i manti stradali dalle cavità sotterranee, definite per queste ragioni, vere e proprie bombe ad orologeria perché a rischio cedimento. Cosa è successo da allora? All’Aquila il buio, restano scelte in capo alle imprese e solo loro sanno ciò che fanno. “A Barisciano le cavità sono estesissime – ci spiega Silvio Tatoni - siamo riusciti a realizzare un progetto unitario pubblico privato, alcune sono state riempite, altre segmentate”, ed invece nel capoluogo non se ne sa nulla. “Va valutato caso per caso - aggiunge – con 150 euro a metro cubo disponibili per riempirle”. Sono pochi sono tanti non lo sappiamo, se avessimo avuto anche un censimento sulle cavità, sempre come occasione di studio e di conoscenza per il futuro, forse chiunque, avrebbe potuto farsi la propria idea. Mentre al di là delle chiacchiere di circostanza, la realtà è che il geologo resta una figura secondaria “guadagniamo un decimo del progettista” spiega ancora Tatoni, “per le indagini geologiche nei lavori riconoscono massimo 6mila, più del doppio, massimo 14mila, per quelle strutturali”. Serve davvero quella svolta culturale, da cui restiamo distanti anni luce.
Alessandra Cococcetta
Il pungiglione
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