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VILLA GIOIA, SANTA CROCE E PORTA BARETE: UN MINESTRONE URBANO
stampa pagina 21 aprile 2016
Mentre la politica nostrana gioca a chichì tra bilancio in bilico e chi sa se non andremo tutti a casa, su altri tavoli si chiude l’ultima partita urbanistica della consiliatura. Sarà a breve convocata la conferenza dei servizi per l’Accordo di Programma da stringere tra Cialente, l’Ater e la Provincia dell’Aquila, per un progetto “strategico” che “riqualificherà” il “direzionale di Villa Gioia” e l’area Santa Croce Porta Barete. Un bel minestrone all’orizzonte di cubature da ridefinire, per nuovi spazi verdi, dicono, viabilità e quant’altro, che li porterà a spendere circa 7milioni e mezzo di soldi pubblici. 3milioni e 752mila per il direzionale a Villa Gioia, con “sottopasso” da Via XX Settembre più la demolizione dell’ex Istituto Magistrale e circa 3milioni e mezzo di euro per la zona Santa Croce - Porta Barete, che serviranno alla rimozione del primo tratto di via Roma, all’adeguamento di Via dei Marsi, quello per cui presero una consulenza esterna che riqualificasse il percorso che si snoderebbe lungo la chiesa Santa Croce a salire, e all’eventuale svuotamento del terrapieno contro le mura urbiche. Non si può non sottolineare con forza, quando il direttore di questo giornale sollecitò per primo il recupero di Porta Barete, proprio in quel frangente in cui volavano centinaia di migliaia di euro per la palificata di via Roma che avremmo voluto fermare, certi, che l’avrebbero poi demolita, con il conseguente sperpero di denaro pubblico che s’è consumato e che andremo ad approfondire. E non solo. Perché di certo i residenti del civico 207 a Via Roma, nonostante il contenzioso acceso contro l’amministrazione dovranno adeguarsi ad un interesse generale e superiore, perfino l’Avvocatura dello Stato, ha autorizzato una spesa maggiore da fronteggiare con fondi Cipe, per modifiche ricostruttive o una possibile delocalizzazione per gli abitanti Ater, soldi che comunque avremmo potuto risparmiare alle casse pubbliche, se solo nel 2010, alla firma del Piano di ricostruzione, l’assessore Di Stefano si fosse “accorto” di Porta Barete e avessero per tempo “parlato” con i residenti del 207. L’Usra esaminerà con priorità le istanze di riacquisto, a favore di chi cederà la propria casa per il diradamento, acquisendo da quelle cedute al Comune in cambio dell’abitazione equivalente, altra porcata di Stato che segnerà questo post sisma, e stessa priorità ha assicurato alle pratiche per il Piano di recupero Urbano in questione, il cui disegno, fatto tra quattro mura e senza confronto pubblico e di qualità, rischia di far venire i brividi. E non solo per la certa speculazione che si nasconde dietro la riqualificazione. L’Accordo di Programma andrà alla ratifica del Consiglio, speriamo almeno si prepari prima del voto, tanto la maggioranza tutta alzerà la mano, altro che scioglimento del Consiglio, non resta che sperare bene augurando a tutti noi un grande in bocca al lupo, in particolar modo nella parte in cui il direzionale di qualità previsto a Villa Gioia servirà, secondo loro, a riqualificare il centro storico e le sue funzioni.
Alessandra Cococcetta
Il pungiglione
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