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NUOVE PALAZZINE E QUALCHE AIUOLA, L’IDEA DI FUTURO CHE NON C’E’


stampa pagina 26 aprile 2016

I progetti di riqualificazione della Banca d'Italia e di Porta Leoni I progetti di riqualificazione della Banca d'Italia e di Porta Leoni

Il Piano di recupero urbano su Santa Croce e Porta Barete, unito al direzionale strategico di Villa Gioia, non può passare con un semplice voto del Consiglio comunale. Perché tra l’ordinaria amministrazione che segna la città, lasciando ogni giorno di più sbiadire la necessità di un dibattito su ciò che sarà, e le prossime elezioni tra meno di un anno, passano fette di speculazioni urbanistiche in pezzi di periferia immediatamente fuori il centro storico, completamente avulsi da un’idea di futuro. Il Piano di ricostruzione passò in Consiglio nel 2012 come fosse carta straccia, gli interventi degli eletti, che riproporremo, fanno intendere l’aria, ma con quel documento passò il progetto di riqualificazione della Banca d’Italia, con due palazzine da rifare, la sede Anas, la cui demolizione non è mai stata chiara, e una palazzina Ater da ricostruire, per un novello quartiere con nuovi negozi, una piazzetta pubblica, panchine ed altri uffici delocalizzati. A ciò Di Stefano ricondurrebbe il direzionale di Villa Gioia, è da capire cosa intenda fare la Provincia nella sede dell’ex Istituto magistrale di cui è proprietaria, che sarà abbattuto e se lascerà le proprie sedi in centro storico e Porta Barete con Santa Croce, il cui disegno urbanistico è stato fatto in fretta e in furia, non dal 2010, come diceva la 77 del 2009, ma da qualche mese a questa parte quando la forte pressione dell’opinione pubblica ha convinto un assessorato inerte, a cambiare idea. Cosa ci aspetta? Quale forma avrà questa periferia “riqualificata” da nuovi palazzoni in cemento e qualche aiuola in più? C’è sempre in ballo un altro progetto dello stesso tipo su Porta Leoni, una stima di lavori per 6milioni e mezzo di euro su un’area di 5.600 mq. collocata tra le mura urbiche ed il complesso di San Bernardino, con le palazzine Ater e la vecchia autorimessa. Tutto da demolire per affiancare poi, alle future residenze, percorsi pedonali, attività commerciali al piano terra della vecchia rimessa, e parcheggi sotterranei, la riqualificazione Ater dovrebbe prevedere un arretramento della struttura, nelle idee del Comune, così da valorizzare la fruibilità delle mura, con indici edificatori in più ancora sconosciuti, e da decidere senza il passaggio in Consiglio comunale perché basterebbe la norma regionale. Un intervento misto pubblico privato, pensato dal dipartimento di Architettura dell’Università di Firenze che sfornerà i soliti palazzone in cemento. Tutte fette di città rifatte, senza un guizzo architettonico che ci faccia volare più in alto, per capire il filo che leghi il tutto ad un centro storico che rinasce esattamente com’era prima, senza aver eliminato una sola bruttura urbanistica ed edilizia degli ultimi decenni. E senza sentire ancora, cosa ne pensa la città.


Alessandra Cococcetta




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