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BILANCI, IL PD VOLEVA INTANTO LA CERTEZZA DI NON ANDARE A CASA
stampa pagina 28 aprile 2016
Il presidente del Consiglio Carlo Benedetti ed il Pd, dovevano essere certi di non andare a casa. E così dopo aver fatto sfogare tutti i consiglieri, per la mancanza ad oggi, 28 aprile, di un bilancio di previsione e ancor peggio di uno straccio di rendiconto di gestione da poter discutere e votare entro il 30, con la manfrina/sveltina della verifica del numero legale, che non c’era, hanno strappato la certezza che se voto ci sarà, sabato prossimo, almeno sulle spese obbligatorie e sui mutui, cioè su una previsione di bilancio all’osso, passerà con 11 presenze, anziché 17, stessa storia per il rendiconto, se i dirigenti faranno in poche ore, quanto non hanno fatto in questi anni. Pulita e pura, rispetto a certe dinamiche assembleari, la protesta di Vincenzo Vittorini (Lcv-Apl), che avrebbe voluto a fine confronto un risultato democratico sulla proposta iniziale di Angelo Mancini, di togliere dall’ordine del giorno atti che non c’erano e non ci saranno, e invece no, forzando la mano all’ordine democratico, il Pd l’ha avuta vinta. Avrà le mazze in mano ancora per un anno e sparerà le ultime cartucce. Che non vuol dire una ricostruzione di qualità, migliorare verde e strade al cittadino, ridurre la spesa pubblica e tariffe e canoni agli aquilani, le tasse per capirsi, no, vuol dire tre o quattro grandi cose da aggiustare e fare con l’avallo di una dirigenza storicamente compiacente, e consolidare la clientela di questi lunghi anni, sette dal sisma dieci, dall’avvento di Cialente, da “spendere” poi al voto. Il consuntivo non c’è perché i dirigenti non hanno portato i conti dei propri settori “puliti” da vecchi debiti e crediti, almeno la metà sono stati presi direttamente dal sindaco, e non pagano mai per le loro libertà: tutti, sempre l’indennità di risultato al massimo. Quando Cialente arrivò nel 2007, la prima cosa che gli aquilani gli chiesero fu di cambiare una macchina amministrativa che era andata troppo a braccetto con quella politica che gli elettori bocciarono clamorosamente a grande maggioranza, e che invece Massimo Cialente, ha garantito e rinforzato. E lo sfascio è totale. E non hanno chiuso il bilancio di previsione non solo perché non hanno mai avviato, in sette anni, una politica che cercasse di tagliare la spesa, ma anche perché a Roma, Renzi ha altri problemi che non un sindaco incapace di fare un solo piano concreto di rilancio. Peraltro domani, l’aumento della Tari rischia di non passare in commissione, perché le controdeduzioni del segretario generale non riusciranno a superare il parere negativo dei tecnici, e l’aumento o si vota entro il 30 aprile o non ci sarà diffida utile a salvarli. Sarà un corsa contro il tempo e anche fosse passasse il bilancio di previsione “tecnico”, sarà imposto con troppe forzature al processo democratico. Cialente ha fallito su tutti i fronti, è un fallimento politico e amministrativo e stamattina, lui e la sua Giunta, non hanno avuto una sola parola da dire agli aquilani. Modesti anche nei momenti critici. Appuntamento a sabato, con una seconda convocazione imposta.
Alessandra Cococcetta
Il pungiglione
Taccuino
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