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MAI UN PROGETTO O UNA PROPOSTA CHE NON ABBIA DIVISO UNA CITTA’


stampa pagina 3 maggio 2016

Il Parco urbano a Piazza d'Armi Il Parco urbano a Piazza d'Armi

Ci fosse una sola proposta infrastrutturale, urbanistica, strategica ed edilizia che non abbia diviso la città dell’Aquila in questi anni. Ieri l’ultima, riguardante la variante sud della Statale 17 ad opera dell’Anas e che taglierebbe la zona est della città, ha visto la formazione di comitati civici che hanno chiesto di essere ascoltati e di portare Cialente a ripensarci. Oggi, già la conferenza di servizi. Come sempre sul filo del rasoio, perché questo sindaco non ha mai provato a mettere d’accordo nessuno prima, ed ha finito con lo spappolare letteralmente una comunità già a pezzi dopo il sisma del 2009. E’ andata così per la centrale a biomasse a Bazzano, lui dice di non averne mai saputo nulla, ma non gli crede nessuno e chi sa se le pressioni dell’opinione pubblica, che viene a sapere sempre le cose alla fine, avranno la meglio. E ancor prima il progetto Eni con l’Università per un laboratorio che poi prevedeva una buona parte di commerciale, trasformando 67mila 274 mq. di terreno da agricolo in edificabile, non se ne fece più nulla, ma quella variante non è mai stata retrocessa come pure la speculazione a Bazzano alla Centrale del Latte, mai l’accordo su nulla, interventi urbanistici veri e propri alla Fontana Luminosa, per parcheggi e commerciale che il Consiglio, quasi sempre gli alleati più a sinistra della maggioranza non voterà, come dicono di non votare il salotto urbano sotto Piazza Duomo che sempre Cialente, ha voluto da solo. Andò così per il masterplan a piazza d’Armi, lui usa da anni la stessa tattica, fa tutto da solo, a cavolo, poi porta gli atti in Aula da votare entro le successive dodici ore altrimenti perde treni e finanziamenti. E così li tiene per la gola e la città si spacca. Nessun accordo e confronto sul ponte di Belvedere e su quello che si dovrà fare sulla Mausonia, niente di niente per il Masterplan d’Abruzzo per cui ancora oggi resta ignoto l’autore delle richieste per L’Aquila e anche lì, battaglie e divisioni, l’ultima ieri del cinque stelle a cui s’è avvicinato il tecnico Perrotti, già vicinissimo a Rifondazione comunista. Lo svincolo al Cermone sarà l’ennesimo scontro civico, una variante che secondo gli ambientalisti di Italia Nostra taglierebbe letteralmente un’area vincolata. Ed ancora sul Gran Sasso le divisioni che minano il giusto confronto per il suo rilancio, non vengono ricomposte nella possibilità di un referendum che faccia pronunciare gli aquilani, perché anche lì, in particolar modo il presidente della commissione territorio, Enrico Perilli, non vuole proprio che si tenga una consultazione popolare. D’altra parte fu lui, a portare la proposta di parecchi consiglieri per recuperare Porta Barete, al voto dell’Aula con tre mesi di ritardo. Anche in quel caso una corsa contro il tempo, se la presero comoda, e dovevano rispondere alle legittime aspettative della gente che chiedeva la riqualificazione dell’accesso più antico alla città. Ora non è che l’Anas o chi per essa si svegli la mattina e faccia quello che vuole sul territorio aquilano, qualcuno, sicuramente il sindaco, decide solo, male, e per una città intera da un decennio, la comunità è frantumata e spappolata in mille rivoli ed aspettative diverse perché è proprio lui, nella sua solitudine da perdente a non essere stato in grado di esercitare quel minimo di leadership necessaria a ricondurre all’unità di un confronto, seppur nelle diverse posizioni, una comunità. E l’ultimo anno sarà probabilmente il peggiore.


Alessandra Cococcetta




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