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CON UN AUMENTO DEL 50% SULLA TARI… ECCOLI DI NUOVO


stampa pagina 16 maggio 2016

Cialente e Cocciante Cialente e Cocciante

In ogni sua azione, Cialente, con la sua ciurma, non agisce mai per il bene della città e dei cittadini. Intanto per la sua megalomania ed i suoi tornaconti politico-elettorali, non ha fatto nulla per far pagare il dovuto agli assegnatari del “Progetto Case” per anni e poi chiede aiuto al Governo, perché non riesce a far quadrare i conti per chiudere il bilancio di previsione. Ha aumentato la Tari del 20%, ma poiché Renzi non caccia un cent, dovrà per forza aumentare la Tari di un ulteriore 30%.

“E io pago” avrebbe detto il grande Totò (principe De Curtis).
Ha preferito, Cialente, aumentare le tasse ai cittadini terremotati, piuttosto che tagliare spese e costi delle società municipalizzate, in primis dell’Asm, che assorbono la metà del bilancio comunale. È appena il caso di ricordare che “la stangata” è passata con i pareri contrari del dirigente Giannangeli e dei revisori dei conti perché non c’è, a tutt’oggi, copertura finanziaria. Né Renzi viene domani all’Aquila per lui, ma piuttosto perché il capoluogo è più vicino a Roma e lui ha da fare.
Mancano 24milioni di euro, secondo Cialente, l’Usra ha invece certificato la carenza di poco più di 18 milioni, tuttavia lo Stato non coprirà nulla, per quanto sostanzialmente questo Sindaco ha generato per personali calcoli elettoralistici. Nelle elezioni del 2012, alla candidatura per il secondo mandato, vinse con tranquillità, forte del sostegno degli assegnatari degli alloggi del Progetto case e Map che fino ad allora, per ragioni sempre elettorali, non avevano ricevuto una sola bolletta. Un deficit certificato di decine di milioni di euro, parte del quale lo sta pagando la spudorata transazione per circa 10milioni di euro con la Banca Sistema, per fronteggiare i conti dell’Enel spa, mentre un milione e 400mila euro, sempre per i morosi, è stato ceduto alla Banca IFIS spa, senza tralasciare i due milioni di euro che Cialente con una sua firma ha regalato all’Asm, senza tutto questo, chi sa che le maggiori spese di 24milioni di euro, secondo loro, o di 18, sarebbero diminuite drasticamente ad almeno un quinto. Senza parlare del risparmio sui fitti passivi (un milione di euro in bilancio, ma io ero a conoscenza ne fossero invece due), solo se Cialente avesse messo in cantiere la ristrutturazione degli immobili di proprietà comunale, per i quali esistono da anni i fondi per ricostruire o avesse fatto la sede unica, per la quale ha a disposizione, sempre da anni, 32milioni di euro. Un bilancio di previsione, che domani inizierà l’iter in prima commissione, che non solo non ha un cent, troppe sono le spese, ma ridurrà all’osso perfino i servizi essenziali come strade, verde e decoro urbano, oltre al sociale, già inesistenti. Un qualsiasi altro sindaco, ma non Cialente, avrebbe agito diversamente, senza tartassare i cittadini aquilani, che saranno costretti a pagare i buffi degli altri e le incapacità del sindaco e della sua ciurma che almeno da sette anni a questa parte, avrebbero dovuto “intuire” che Roma prima o poi si sarebbe stancata di girare all’Aquila trenta milioni di euro l’anno. Ma nessuno fiata. Né i consiglieri comunali d’opposizione, né i cittadini aquilani che sopportano come pecoroni, chi sa quanti e quali favori avranno ottenuto per il loro silenzio. Per fortuna che manca appena un anno alle prossime elezioni. Cialente se ne andrà a casa. Con la speranza che non si cada dalla padella … alla brace.


Peppe Vespa




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