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Cronaca

USURA, INDAGATI TRE EX RESPONSABILI DELLA BANCA CARIPE


stampa pagina 17 maggio 2016

Banca Caripe

Tre ex responsabili della banca Caripe sono indagati dalla Procura di Pescara per concorso in usura nei confronti di due imprenditori del mobile. Gli indagati finiti nel mirino del pm Gennaro Varone sono Antonio Di Matteo, amministratore della Caripe fino al 6 ottobre 2011; Mario Russo, amministratore delegato della banca dal 6 ottobre 2011 al 22 maggio 2013; Franco Tarozzi, che nello stesso arco temporale ha ricoperto l'incarico di direttore pro tempore della Caripe Agenzia 2. Recentemente sono stati sequestrati alla Caripe i fascicoli riguardanti le pratiche al vaglio della Procura. Secondo quanto emerso dalle indagini, l'Agenzia numero 2 della Caripe di Pescara, con sede in via Misticoni, avrebbe concesso alle due presunte vittime, soci della stessa azienda pescarese, a partire dal primo trimestre del 1998, un'apertura di credito in favore della gestione dell'attivita' d'impresa. Secondo l'accusa, sulle passivita' di tale conto sarebbero stati "addebitati interessi superiori a quelli della soglia usura legislativamente definita" nel terzo trimestre 2009, nel primo e secondo trimestre 2010, nel secondo, terzo e quarto trimestre 2012, e in tutto i quattro trimestri del 2013. Nello specifico, secondo il pm Varone, Di Matteo e Tarozzi, si sarebbero fatti dare "in unione e concorso tra loro, in corrispettivo di un prestito di 150 mila euro denominato 'Idea Credito', interessi usurari, sia perche' la rata prevista, pari a 4.166 euro mensili per i primi 8 mesi e a 6.018 euro mensili per il periodo compreso tra il 31 maggio 2010 e il 28 febbraio 2012, era del tutto sproporzionata alla corrispettivita' e alla redditivita' d'impresa, e tale da assorbirla completamente, fatto denotante approfittamento dello stato di bisogno dei mutuatari; sia perche' lo sviluppo del piano di ammortamento portava comunque ad un tasso d'interesse effettivo globale pari al 18,05 per cento, contro la misura del 7,78 per cento del tasso soglia di usura". I fatti contestati a Di Matteo e Tarozzi sono relativi al periodo compreso tra il 1 luglio 2009 e il 28 febbraio 2012. Successivamente, Russo, subentrato a Di Matteo, e Tarozzi, "in unione e concorso tra loro, in corrispettivo di un prestito da 150 mila euro, erogato dalla Caripe e sul quale veniva pretesa la garanzia di Confidi Abruzzo, si facevano promettere e dare interessi usurari da corrispondere in 60 mesi a rata crescente". Sempre secondo l'accusa, gli interessi sarebbero usurari sia perche' "del tutto sproporzionati alla corrispettivita' e alla situazione di bisogno delle persone offese, impossibilitate a fare fronte ad un simile peso economico; sia per essere tali interessi pari al 15,50 per cento, contro la misura del tasso soglia pari all'8,90 per cento". Le contestazioni relative a Russo e Tarozzi riguardano il periodo di tempo compreso tra il 3 ottobre e il 30 novembre 2012.




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