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ALTRA BATOSTA PER DI ORIO?
stampa pagina 18 maggio 2016
Ieri si è tenuta a Rieti la prima udienza contro l’imputato e pre-giudicato Di Orio, accusato di aver spostato la Fondazione dell’Università dell’Aquila ad Antrodoco, Regione Lazio, e di aver stipulato una convenzione con una società fantasma privata, la “Antrodoco Terme srl”. Perché i nostri lettori possano ricordare il fatto, facciamo un breve riepilogo delle “puntate precedenti”. Abbiamo già scritto più volte della “trovata” con la quale l’Università dell’Aquila pose a suo tempo in essere, un “accordo quadro”, con la società Antrodoco Terme Srl, per una collaborazione in ambito didattico, scientifico ed assistenziale, “per le esigenze della Facoltà di Medicina e Chirurgia”.
Un accordo fasullo perché basato su premesse inesistenti, in quanto fu stretto con una società inoperante e pertanto nell’impossibilità, di perseguire finalità di organizzazione e gestione di servizi sanitari o di assicurare prestazioni di ricovero e cura; ed è falso, che la soc. Antrodoco Terme potesse perseguire finalità di ricerca nel campo biomedico ed epidemiologico, in quanto inoperante, non avendo una sede in cui esercitare e pertanto non avrebbe potuto essere titolare della conduzione e gestione della RSA, convenzionata con la Regione Lazio.
Due cose furono fatte subito: il trasferimento della Fondazione dell’Ateneo aquilano ad Antrodoco e la vendita al Di Orio di un ex campo sportivo, con il relativo cambiamento della destinazione urbanistica in residenziale/turistico, per una somma ridicola, 15mila euro, circa 3 euro a metro quadrato. La Procura della Repubblica di Rieti ha aperto subito un’indagine nei confronti dell’ex (per niente magnifico) Di Orio e dell’ex sindaco Faina, e proprio ieri, nel Tribunale di Rieti, si è tenuta la prima udienza. L’imputato Ferdinando Di Orio, ha cercato di difendersi con dichiarazioni ridicole e incredibili. Alla domanda di parte civile, sul come mai avesse portato all’attenzione del Cda dell’Università, un contratto con la Antrodoco Terme senza il nome dell’amministratore, avrebbe detto che il contratto sarebbe stato “sistemato ex post”.
Tutti i miei lettori sanno infatti che quando si firma un contratto, può anche mancare il nome e cognome del responsabile della controparte, per poi sistemarlo ex post.
Tale affermazione avrebbe suscitato molta ilarità. Alla domanda sul come mai il prefabbricato che avrebbe dovuto sistemare sul terreno, quasi regalato dal Comune di Antrodoco, avesse il garage per l’auto, avrebbe suscitato altrettanta ilarità per aver dichiarato testualmente che d’inverno, ad Antrodoco, le auto soffrono il freddo.
Chissà quanti abitanti di Antrodoco, hanno il garage per tenere al caldo la propria auto. Peraltro sarà stato anche un prefabbricato, ma con le caratteristiche di villa permanente, in quanto sistemato su platea di cemento armato, e in nessun atto si parla di costruzione amovibile, come dichiarato dal Di Orio. A noi è capitato di andare ad Antrodoco d’inverno e abbiamo visto le auto degli abitanti all’esterno delle case, quindi non tutte le abitazioni hanno il garage.
Al culmine del ridicolo avrebbe dichiarato che le varie modifiche succedutesi con velocità strabilianti, sull’accatastamento del terreno, da agricolo a residenziale, e poi a residenziale turistico, sono state “un fraintendimento”.
Cari lettori capita ad ognuno di voi, possessori di un pezzo di terra agricolo, che il Comune fraintenda e automaticamente trasformi in mejus il vostro terreno, decuplicando il suo valore?
Altra nota suggestiva, il per niente ex magnifico, quando parla di sé, parla in terza persona come il Papa. La sua difesa è stata un prezioso contributo alla sua auspicabile ennesima condanna che si presume possa essere pronunciata il prossimo autunno, è accusato con l’ex sindaco Faina di Forza Italia, di essersi procurato un ingiusto profitto nelle sue funzioni e del servizio che prestava.
Il processo è tutto documentale, quindi ci sono buone probabilità che il Tribunale eserciti l’azione che la legge prevede. Naturalmente, come suo solito, Di Orio ha scaricato le sue responsabilità su altri; questa volta è toccato alla Cifone e all’ex direttore amministrativo Del Vecchio. Quando gli è stato chiesto dell’accreditamento dell’Antrodoco Terme, che sarebbe stata ultimata nel Giugno del 2010 e consegnata all’Università, avrebbe testualmente risposto che secondo i piani della Regione Lazio, solo a lui noti, la struttura sarebbe stata in futuro accreditata, quindi non era accreditata, mentre negli organi collegiali aveva dichiarato che la struttura era già accreditata. Il collegio giudicante ha rinviato il processo al prossimo 20 settembre per sentire i teste, con eventuale prosecuzione al 4 ottobre. La sentenza dovrebbe essere pronunciata in data 15 novembre. Finalmente, per Di Orio, i nodi vengono al pettine.
Peppe Vespa
Il pungiglione
Taccuino
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