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L’AQUILA SCIPPATA
stampa pagina 16 giugno 2016
E’ stato presentato stamattina a Pescara, il Piano 2016-2018 per riqualificare la sanità abruzzese e riorganizzare la rete ospedaliera confermando la scelta per cui un ospedale di secondo livello nascerà solo a Chieti-Pescara, forse all’Aquila-Teramo, ma è tutto un vedremo a seconda di come andrà lo studio di fattibilità che lo escluderebbe viste le distanze tra le due città, relegando la sanità del capoluogo di Regione ed il prestigio della sua Facoltà di Medicina, ad un rango certamente inferiore. Secondo le ultime novità ministeriali, gli ospedali possono essere oggi di base (fino ad 80mila abitanti) dotati di pronto soccorso, medicina generale, chirurgia generale e qualcos’altro; di primo livello (da 150mila a 300mila abitanti) dotati di un DEA, Dipartimento Emergenza Assistenziale e di primo livello con molte più specialistiche; di secondo livello (da 600mila a 1.200mila abitanti) che hanno tutto ed un DEA di secondo livello e che possono, perché ne hanno facoltà, dettare modelli, procedure ed altro ancora alle strutture inferiori. La Regione Abruzzo, sulla base di queste linee guida ha stabilito che Chieti-Pescara avrà un presidio di secondo livello; L’Aquila e Teramo saranno entrambi un primo livello ad alta specializzazione; Lanciano, Vasto ed Avezzano rispettivamente tre presidi di primo livello standard; quattro ospedali di base andranno a Giulianova, Sant’Omero, Atri e Sulmona; e due ospedali di area disagiata a Penne e a Castel di Sangro. A ciò seguirà una concentrazione delle specialità, “per garantire la qualità della prestazione”, ha detto l’assessore Paolucci, una serie di risparmi farmaceutici, nuovi presidi a Lanciano, Vasto, Avezzano, Sulmona e Giulianova e il dibattito ancora aperto sulla Asl unica regionale, che sarebbe preferibile per Paolucci, perché centralizzando le procedure si potrebbe risparmiare sui costi. La Regione Abruzzo aveva già deciso che ci fosse posto solo per un secondo livello, secondo loro Teramo e L’Aquila sono troppo distanti, eppure se avessero puntato davvero alla fusione delle aziende sanitarie, ma la politica teramana non ha voluto e quella aquilana, con Cialente in testa, ha preferito il silenzio assoluto, avrebbe potuto fare una programmazione differente. E non si capisce come mai se L’Aquila e Teramo sono troppo distanti tra loro, sarebbe più vicina Pescara, da raggiungere in caso di emergenza e di prestazioni sanitarie che solo un secondo livello potrebbe offrire. Tutto questo si consuma nel silenzio assordante della città capoluogo, a parte qualche voce fuori dal coro, e produrrà effetti nefasti a catena, dalla maggiore attrattività specialistica che un ospedale più attrezzato come il Chieti Pescara andrà ad offrire, danneggiando di fatto gli ospedali minori, che precipiteranno sempre più in basso nella classificazione ministeriale che li considererà solo in base al numero di prestazioni e alla qualità offerte e va da sé che quella che un tempo era il fiore all’occhiello della città, la Facoltà di Medicina aquilana, precipiterà nell’ombra, perché qualunque giovane italiano o straniero, di certo prediligerà Chieti. Mentre L’Aquila con i fantasmi di un sindaco incapace come Massimo Cialente è destinata a perdere anche la sanità.
Alessandra Cococcetta
Il pungiglione
Taccuino
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