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Caos Decreto Enti locali

IL GOVERNO NON COPRE IL 2016, TARI IN AUMENTO DI UN ALTRO 30%


stampa pagina 28 giugno 2016

Cialente, Pirozzolo ed il sottosegretario Paola De Micheli Cialente, Pirozzolo ed il sottosegretario Paola De Micheli

Il 30 aprile scorso Cialente e la sua Giunta hanno portato in Consiglio l’aumento della Tari, la Tassa sui rifiuti, del 20%, una forzatura sulle scadenze di legge e una corsa contro il tempo per provare ad incassare, con l’aumento di 2milioni di euro sottratti alle tasche degli aquilani, 11milioni e mezzo di euro. Gli altri 3milioni, necessari a coprire i costi sostenuti dall’Asm spa per il servizio di smaltimento, sarebbero arrivati non appena Roma li avrebbe girati, sempre sul filo di lana, per sostenere il bilancio aquilano nelle maggiori spese e nelle minori entrate del post sisma. Cialente, in Aula, disse agli aquilani qualcosa di molto sgradevole che suonava così, “vi è andata pure bene, perché avremmo potuto chiedervi un aumento del 50%”. Cioè quei 3milioni di euro in più, per i quali non c’era copertura finanziaria né per il Piano finanziario dell’Asm spa, né per l’aumento della Tari e per tale ragione i revisori dei conti e il dirigente Giannangeli, diedero a quei primi aumenti parere contrario. Il servizio, non era coperto per intero. Qualche giorno fa col Decreto Enti Locali, sono arrivati 16milioni di euro per il bilancio del capoluogo, ed un milione e mezzo di euro per il cratere, nel Decreto in vigore, che dovrà diventare legge entro il 24 agosto prossimo altrimenti scadrà, stabiliscono “la copertura delle tasse per la raccolta dei rifiuti solidi urbani, afferenti agli esercizi precedenti al 2016”, ciò significa che continua a mancare la copertura finanziaria al servizio Tari 2016, continuano a mancare tre milioni al bilancio e sempre tre milioni da girare all’Asm spa. In più c’è una delibera illegittima, che il segretario generale Pirozzolo definì “irregolare”, votata da un Consiglio comunale portato alla deriva. Nel corso della seduta, Angelo Mancini chiese come i revisori dei conti, così come prevede la norma, pensassero di sanare quel parere negativo. Questa fu la risposta drammatica, per il senso incomprensibile, che fornì all’Aula Pirozzolo: “effettivamente è così, i revisori dei conti quando formano il parere devono individuare anche dei rimedi, nel caso di specie non c’è, io penso che trattandosi, leggendo nel loro pensiero ovviamente, trattandosi nel caso di specie di atti prodromici al bilancio, quindi sono atti a corredo di un atto fondamentale che verrà in Consiglio nei prossimi giorni, adotteranno eventuali rimedi, ricorreranno, indicheranno eventualmente rimedi nel parere successivo che gli stessi daranno”. A parte la forma e la sintassi incredibili, in sostanza l’unico rimedio sarà ora quello di aumentare la Tari di un altro trenta per cento. Tre milioni di euro in più da sottrarre agli aquilani, oltre ai due milioni già chiesti, senza offrire un servizio adeguato in cambio. Il che si potrà fare solo entro il 31 luglio prossimo, forzando la mano alla norma che consente entro tale data solo un “adeguamento” delle tariffe, e non una mazzata del 30% in più. A meno di non riuscire a correggere il Decreto enti locali in sede di conversione, così da consentire di coprire parte della Tari 2016 e non solo degli anni precedenti. Sarà la solita corsa contro il tempo, se non avranno successo in Parlamento, Cialente dovrà accollarsi la responsabilità con l’erario di aver causato un debito di tre milioni di euro, a meno di non rivedere “drasticamente” il contratto di servizio svolto dall’Asm spa, che in attesa del contributo da Roma, intesero attuabile fino a settembre, salvo ricorrere appunto, agli aumenti ulteriori della Tari del 30%. La strada preferita da Massimo Cialente che altrimenti dovrebbe tagliare sull’Asm e riorganizzare anche le altre spa, azioni che in dieci anni di governo non ha mai voluto sostenere.


Alessandra Cococcetta




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