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SANITA’, CINQU’ORE DI NULLA. ALLA FINE, LO SPIEGONE DI PAOLUCCI
stampa pagina 30 giugno 2016
Il Consiglio comunale dell’Aquila aveva già votato un anno fa un ordine del giorno con cui chiedeva un ospedale di secondo livello, cioè importante e di prestigio per capirsi, anche tra Teramo e L’Aquila, e non solo tra Chieti e Pescara. Questa era la strategia su cui lavorare, Cialente avrebbe dovuto difendere la sua città sui tavoli con D’Alfonso e invece, come pure per le scelte strategiche e infrastrutturali del recente Masterplan, ha lasciato che i giochi si facessero e che L’Aquila perdesse anche questo treno. I cambiamenti al Decreto regionale sulla sanità, che ha chiesto a margine della seduta, sono stati un puro esercizio di stile: non c’è più tempo e spazio. Il Consiglio comunale odierno ha discusso cinque ore su questioni che avrebbero dovuto essere assodate, ma in realtà D’Alfonso, baipassando ogni confronto democratico con gli eletti aquilani ed abruzzesi, ha deciso che un ospedale di prestigio, secondo la riforma Lorenzin, esisterà solo tra Chieti e Pescara. L’annuncio lo ha fatto a Pescara il 16 giugno scorso. Dopo cinqu’ore di confronto inutile dei nostri rappresentanti quindi, alla presenza dell’assessore regionale Paolucci, è venuto fuori che quel decreto il Ministero lo ha fatto proprio, è dunque fatta, L’Aquila ha perso, “il nostro ospedale è come quello di Avezzano” ha commentato con rabbia De Matteis, tra i promotori della seduta straordinaria. Il Pd aquilano pare aver perso del tutto la forza che ha sempre vantato, le mazze sono in mano ai dalfonsiani che tutto prendono e tutto portano sulla costa come possono e vogliono, e lo fanno in maniera indisturbata, mentre il capoluogo, come un pugile suonato, è del tutto abbandonato alle scelte drammatiche che la costa intreccia sulla sua testa. Cialente insiste per incontrare la Lorenzin, non ha capito, ma lo ha capito benissimo, che quel decreto è commissariale, è di D’Alfonso, ed è legge: lui dov’era mentre si decideva? Come può inventare un secondo livello “spalmato” sul territorio, a cose fatte? La senatrice Blundo ha giustamente parlato di commissariamento, D’Alfonso ha commissariato L’Aquila, la collega Pezzopane ha scelto di non intervenire, così come il manager Tordera mentre il consigliere Pietrucci ha richiamato all’unità, peccato i giochi siano fatti, L’Aquila ha perso anche per la mancata volontà del partito aquilano, il Pd, di rivendicare una posizione chiara, con forza. La città probabilmente vedrà declassato il prestigio della sua sanità e la propria facoltà di Medicina, che non avrà più il lustro di un tempo. Cialente ha recitato la sua parte fino in fondo, tentando di riprendere la regia, raccontando di demagogie, del libro dell’ex manager Asl Roberto Marzetti in uscita, sui 50milioni dell’assicurazione sull’ospedale San Salvatore, “si poteva ricostruire la struttura ma la Regione disse di no”, Cialente non s’è mai incatenato per questo e dopo appena sette anni denuncia quanto avrebbe dovuto fare da tempo. Parla di fantasmi, poteri occulti, appalti truccati, tutto da verificare, dire e denunciare se avesse le prove, la realtà è che L’Aquila regredisce, perde su tutti i fronti, diciamocelo. Benedetti ha aggiunto che il Consiglio avrebbe potuto fare alla fine una proposta unitaria per L’Aquila, in realtà lo aveva già votato, il suo ordine del giorno per la città. Ed è accaduto un anno fa, ma è questo il metabolismo del capoluogo, sono i suoi tempi. Infine lo spiegone dell’assessore Paolucci, che ci ha ricordato il commissariamento, tempi e scelte sulla sanità abruzzese che così come l’hanno strutturata, sarà. L’Aquila non perderà nulla secondo lui, anzi migliorerà.
Alessandra Cococcetta
Il pungiglione
Taccuino
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