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SOLO OGGI, BARCA SI ACCORGE CHE VINCE LA RENDITA IMMOBILIARE


stampa pagina 1 luglio 2016

Barca, Cialente e Di Stefano Barca, Cialente e Di Stefano

All’Aquila gli intellettuali di turno ci osservano come fossimo topi o polli in batteria, si esprimono e poi se ne vanno. E’ il caso di Fabrizio Barca, per esempio. Quando era ministro alla Coesione Territoriale nel 2012, e si occupava principalmente dell’Aquila, eravamo per lui al top, c’è una legge che porta il suo nome, da allora in poi la strada sarebbe stata in discesa, chi titubava, per lui, era solo un pessimista cosmico. Da allora ogni tanto torna, interviene nei seminari del Gran Sasso Science Institute o in altri incontri, per dire che la piega che prende L’Aquila non gli piace. Troppa rendita, vince la gentrification, cioè una città ricostruita in mano a speculatori e gente piena di soldi e non dei cittadini. O anche sì, quelli che reclamano la loro rendita perché garantita da quello stesso Stato, che Fabrizio Barca ha rappresentato fino a quattro anni fa. Gli aquilani non sanno nemmeno come aggiustare il tiro perché un tiro non lo hanno mai chiesto in realtà, ognuno si fa i fatti propri e s’appoggia al politico giusto, e giorno dopo giorno sono passati sette anni e ne camminiamo otto, senza avere una città. Non lo so di quale intellettuale ancora sarà la volta, prossimamente, verrà ad osservarci e a dire che L’Aquila si muove o non si muove, fa affari e rendita, e in realtà la vera rendita, cioè le famiglie che stavano bene, hanno mollato il capoluogo da subito. Si sono trasferite hanno comprato altrove lasciando ai terremotati il loro rudere, o casa da abbattere di cui il Comune non sa ancora cosa farne e il problema neanche se lo pone, perché se lo Stato la casa gliel’avesse riqualificata, l’ha già messa in vendita. Forse Barca avrebbe dovuto pensare come ministro, conseguenze di questo tipo, quando le cose principali su cui lavorava con l’assessore Di Stefano erano la contrattazione con gli ordini e i professionisti su quanto toccasse a metro quadro in più, per il recupero delle case vincolate, un enorme mercanteggiamento, per essere pronti ad aprire i cantieri e ripagare alle famiglie aquilane le loro dimore dirute. In particolar modo in centro storico. Lo Stato italiano e il Sindaco Cialente, non hanno mai voluto inserire nessuna clausola che rendesse pubblica questa ricostruzione, visto che i soldi sono pubblici e anche i fitti, in parecchi lo diciamo da anni, dovevano essere calmierati per legge da subito. Barca ministro, non lo ha mai pensato. Oggi viene in città di tanto in tanto osserva, giudica, è soddisfatto della sua creatura, il Gran Sasso Science Institute, che pure vive come cellula avulsa dalla realtà aquilana e universitaria dove le baronie, che per decenni hanno dormito sonni più che comodi, oggi si scoprono stizzite, per il fatto che li riempiono di soldi, mentre loro devono fare azienda. E sempre là torniamo, ognuno a farsi i fatti suoi. Mentre attività che aprono in centro nel mercato più libero che sia mai esistito, chiudono nel giro di pochi mesi, pronte a pensare magari ad un altro business, ma tutto molto di passaggio che ancora non sa di rinascita.


Alessandra Cococcetta




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