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SULLE NUMEROSE INDAGINI SU CIALENTE ALL’AQUILA LA PROCURA FA ORECCHIE DA MERCANTE
stampa pagina 5 luglio 2016
In data 9 ottobre 2015 inviai un dettagliato esposto affinché fosse avviata un’indagine sulla Procura dell’Aquila e sui noti favoritismi usati nei confronti del sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente. Non ho avuto alcun riscontro ed addirittura sembrerebbe che “l’esposto” sia stato inviato dalla Procura dell’Aquila a quella di Campobasso. Sembrerebbe che quest’ultima abbia avviato un procedimento nei miei confronti, ma ufficialmente non so nulla.
Bene. Anzi male…malissimo. Perché appare inconcepibile che non sia stata mossa paglia.
Dietro gli scranni dei giudici in tribunale fa bella mostra di sé un pannello con la scritta “La Legge è uguale per tutti”. In molte occasioni sono scettico, in altre proprio non lo credo.
Il caso Cialente è addirittura scandaloso perché nuovamente, la Procura aquilana, ha salvato Cialente. A nulla serve infatti, che lo stesso sia stato iscritto nel registro degli indagati. Questo è lo specchietto per le allodole, solo per dare l’impressione (ai poveri allocchi?), che “La Legge è uguale per tutti”. Non è vero e non ci crede più nessuno. Almeno all’Aquila. Quanto accaduto con “il caso Cialente” e la tutela nei suoi confronti, non è mai accaduto in nessuna parte d’Italia. Nemmeno a Palermo, nemmeno a Reggio Calabria, nemmeno a Napoli. Nel caso dell’ultima sceneggiata delle indagini sulla ristrutturazione della megavilla del sindaco, della forzatura per arrivare alla transazione di 6/7 milioni di euro per lo scandaloso caso della metropolitana di superficie (appaltata?) alla CGRT di Eliseo Iannini (sempre lui) e sul tentativo di forzare la mano all’avv. Egidio Rosati, affinché affidasse ad Eliseo Iannini, la demolizione e ricostruzione dei 178 appartamenti di Pettino, appaltati con 63 milioni di euro. Anche in questa occasione, la Procura aquilana, s’è affidata al famoso “gioco delle tre carte”; tra iscrizione nel registro degli indagati, proroghe delle indagini, notifiche non notificate, e rinvio a giudizio, “l’ipotesi di corruzione” è apparsa e scomparsa diverse volte. Sino ad arrivare ad un indizio di reato sul nulla, forse a giustificare la folle spesa di oltre 500mila euro per intercettazioni che porteranno al nulla assoluto. E a proposito di intercettazioni telefoniche ed ambientali, come mai non vengono “usate” quelle effettuate sui colloqui tra sindaco e dirigenti/funzionari del Comune? Non è infatti la prima volta che Cialente pressa dirigenti e funzionari per favorire gli amici degli amici. Il caso della lettera scritta al dirigente del settore urbanistico per “spingere” la ristrutturazione dell’Opera Salesiana, è solo uno dei casi su cui la Procura aquilana ha sorvolato.
Ma torniamo a Bomba e all’ultimo avviso di garanzia.
Un’indagine durata circa due anni che unita alle numerose altre inchieste, avrebbero dovuto scardinare il Comune e tutto l’apparato. Ed invece…niente. Quando si tratta di Cialente tutto va a finire, come diceva mio nonno, a “cuppola de notte”.
Peppe Vespa
Il pungiglione
Taccuino
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