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CASETTE TEMPORANEE, IL SISTEMA GELATINOSO DI CERTA POLITICA
stampa pagina 11 luglio 2016
1.140 casette temporanee registrate presso l’amministrazione aquilana, ed oltre 3.500 casette fantasma rilevate dalla Forestale, sono il sottobosco dell’abuso edilizio impiantato dopo il sisma con l’appoggio di certa politica e di Massimo Cialente, che per sette anni ha evitato il pugno duro. Oggi queste persone vorrebbero condonare, ma in seconda commissione il vice sindaco Trifuoggi, competente sulla Polizia municipale, ha spiegato che non si può fare. Quindi chi vuole sanare, deve andare dal politico di riferimento e premere perché sia Renzi in persona, a fare un bel condono per il post sisma d’Abruzzo. Chiunque continui a rassicurare queste persone che il Comune possa fare qualcosa le sta prendendo in giro, ed è quella stessa politica che probabilmente disse ai 3.500 proprietari di non temere, di farsi comunque una casetta, tanto poi la via per aggiustare l’avrebbero trovata. Ecco, quella via non esiste. C’è in particolar modo in questa città, un rapporto malato tra certa politica che amministra e il cittadino elettore, la politica che rassicura, che chiude un occhio, e con la complicità di qualche funzionario fa finta di non vedere che casette temporanee per il sisma sono state fatte da anni, in zone a rischio dissesto o soggette ad accelerazione sismica, in spregio della delibera 58 che le ha consentite. C’è chi s’è fatta la villa, ha raccontato Trifuoggi, invece che i 95 metri quadri massimi autorizzati, chi con piscina e garage, chi l’ha venduta o l’ha affittata pur tornando nella sua vera casa e a quel punto per legge avrebbe dovuto abbattere la temporanea. C’è stato pure chi ha giocato sui materiali, perché dovevano essere removibili, ma nessuno ha vigilato in questi anni perché quella norma fosse rispettata. Ora, quei proprietari premono. Valuteranno se nelle pieghe del nuovo Piano regolatore qualcosa si potrà sanare, a sentire l’assessore Di Stefano a dir poco sfuggente, d’altra parte i proprietari cercano di attaccarsi al fatto che su certe zone a rischio hanno già costruito, che non sono zone più tanto a rischio secondo le nuove mappature, oppure se un abuso l’ha commesso quel tizio, dovrebbe essere consentito anche ad altri. Il sistema L’Aquila, e cioè rapporti morbosi tra taluni tecnici e la politica, e tra la politica e l’elettore utente, ha favorito e agevolato per decenni, rendita e interessi urbanistici di ogni tipo, arginando la norma con varianti e abusi, il sisma ha rotto gli argini e con le casette, le regole non esistono più. A questo punto, come sostiene l’opposizione con Tinari, De Matteis, D’Eramo, Daniele e Ferella che pure ha ricordato come l’Auditorium di Renzo Piano stesso è abusivo, Cialente deve prendersi le sue responsabilità e spiegare come mai abbia chiuso gli occhi per sette anni su tali abusi; ma dovrebbe metterci anche la faccia, come ha chiarito Masciocco, tra i rari della maggioranza a fare un intervento, per dire apertamente che i 3.500, siccome abusivi, saranno demoliti, e qualunque altro abuso non sarà sanato: ma la domanda è, può permettersi Cialente una libertà così totale? La verità la sapremo forse a settembre, quando Trifuoggi dovrebbe riferire con Cialente, sui risultati della loro azione legalitaria, in teoria, in corso.
Alessandra Cococcetta
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