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ATTIVITA’ PRODUTTIVE, E’ ALTA LA RICHIESTA DI CHI VUOLE RESTARE DOV’E’
stampa pagina 13 luglio 2016
L’attenzione della politica, dovrebbe concentrarsi non solo sulle casette temporanee ma anche sulla ricollocazione delle attività produttive. La città è cambiata, sfuggono gli abusi, 3.500 acclarati tra le abitazioni d’emergenza, di certo meno tra le attività commerciali e produttive, ma mancano i dati, mancano le regole e dopo sette anni non può regnare sempre il caos. Il dirigente Nardis spiega che sta partendo la georeferenziazione delle autodichiarazioni, così da risalire a chi ha chiesto cosa, ma sono sempre più frequenti le domande di chi chiede, dopo sette anni, di restare nella sede provvisoria. In 500 l’hanno chiesta all’amministrazione, di cui almeno 200, sono oggetto di verifica. Il Piano commerciale vigente è del 2002, avrebbe dovuto essere triennale, non è ancora disponibile quello nuovo, le attività che hanno riaperto nei centri commerciali aquilani, non sempre sono a norma, perché magari in locali ad altra destinazione urbanistica ed oggi premono per restare. E così in alcune zone del centro come la Villa comunale, all’esterno di gallerie e centri commerciali, in gallerie nuove di zecca, i cui garage sono diventati negozi. L’amministrazione avrebbe dovuto trovare anche suoli pubblici, per la richiesta di ricollocazione di questo tipo da parte di circa 150 attività, ma dove sono andate a finire nella deregulation più totale, non lo sappiamo. Nei Progetti case e map, non è mai stato consentito alcun ingresso. Passare troppi anni senza regole vuol dire acquisire diritti, non vorremmo che restasse tutto nelle mani della libera contrattazione politica, per cui l’interessato va da chi conta e preme per avere favori, perché è chiaro che una volta fissati i paletti, i favori non si possono fare più. Nel 2009 la Giunta deliberò massimo tre anni di collocazione temporanea, nel 2012 diventarono tre più tre, lo scorso inverno, con un nuovo atto, hanno cambiato i termini del ragionamento, per cui tornare nella vecchia sede agibile dipenderà anche da quanto quel pezzo di città sarà tornato a vivere, dai sottoservizi e comunque motivando la richiesta, si potranno ottenere delle proroghe. Il che aprirà un nuovo capitolo ancora. Nonostante l’impegno degli uffici che cercano di incrociare i dati come possono per monitorare il territorio e segnalare eventuali abusi, senza una pianificazione commerciale è una vera anarchia. Il settore chiese alla Pianificazione di ragionare insieme, niente da fare, e così ci si sistema come si può, mentre la voglia di tornare in centro storico è decisamente calata. Sotto questo cielo, accade pure che da alcuni abusi di sei anni fa, per cui in diversi casi è intervenuta anche l’autorità giudiziaria, potrebbero nascere dei diritti sanciti dal giudice o peggio, potrebbe spettare al Consiglio comunale la pronuncia su qualche variante. Il che, appunto, significherebbe un nuovo mercato delle vacche di certa politica e un caos ancora più pericoloso per la legalità. E nei particolari, si potranno già scoprire delle illegittimità acclarate.
Alessandra Cococcetta
Il pungiglione
Taccuino
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