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UNIVERSITA’, NON DOVEVANO RAGIONARE SULLE RESIDENZE STABILI?
stampa pagina 18 luglio 2016
Quasi due anni fa, fu convocata una seduta di Consiglio comunale sul ruolo strategico dell’ateneo nel futuro della città. Si parlò di politiche, di strategie, di qualità e di risorse da mettere in campo, ma è passato del tempo e non se n’è parlato più. Ci ritroviamo quindi come un anno fa a commentare i crolli nelle iscrizioni senza poter aggiungere altro, come il dato sull’attuale residenza studentesca, che non è ancora un dato certo. Dovevamo portare 20mila studenti a risiedere stabilmente all’Aquila, per introitare 140milioni di euro l’anno, così come rilevò l’Ocse nel 2012, trattando l’economia universitaria come il traino principale della città. Che al contrario continua a sopravvivere con 25mila pensionati e i fondi della ricostruzione. Se questa dopo un anno è mezzo è ancora la strategia scelta, cioè quella delle residenze universitarie stabili, bisognerebbe capire cosa è stato fatto da allora, quali politiche sono state messe in campo, quali agevolazioni nella mobilità e nei fitti e cosa altro abbiamo da offrire, oltre ad una rinnovata qualità dell’offerta formativa e ad un pezzo di centro storico al quale tutti gli studenti erano profondamente legati. Quale città da vivere c’è? Qual è il filo che conduce a medio termine una città in ricostruzione? In realtà non c’è, perché ognuno continua a muoversi come può, tra licenze commerciali strappate senza un nuovo Piano a regolarle, parcheggi e mobilità per niente ragionati a tavolino. Chi amministra L’Aquila continua ad ignorare la necessità di impostare strategie e politiche serie di ripresa, dopo un sisma distruttivo come quello del 2009, che ha rimesso tutto in discussione, che continua a registrare abbandoni importanti della città, per andare a vivere altrove, dove le case ristrutturate si vendono senza problemi e dove la rinascita, almeno uno spiraglio, ancora non vince sulla sopravvivenza. Purtroppo è una città che non vuole ragionare con esperti e consulenze esterne, il Gran Sasso Science Institute ha attivato dei corsi di studi urbani, si fa ricerca, c’è il professor Calafati con cui la politica nostrana preferisce non ragionare affatto, perché qualsiasi ragionamento è visto come un’intrusione. Pensando davvero di potercela fare, nominando questo e quel consigliere o politico ad incarichi e ragionamenti che vorrebbero competenze e capacità specifiche che questa città, da sette anni, continua a rispedire purtroppo al mittente.
Alessandra Cococcetta
Il pungiglione
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