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DI ORIO NON PUO’ INSEGNARE
stampa pagina 28 luglio 2016
In data 14 luglio 2016 sono state depositate nella Segreteria del TAR per L’Abruzzo due ordinanze con le quali è stata negata la sospensiva, richiesta dall’ex rettore (per niente magnifico) Ferdinando Di Orio, sui provvedimenti presi dal Consiglio di Disciplina dell’Università dell’Aquila, che aveva disposto la sospensione dall’insegnamento per un periodo di 5 anni.
Con quell’Ordinanza, praticamente, il TAR Abruzzo ha confermato la sentenza del tribunale di Roma, che ha condannato l’ex rettore a 3 anni di reclusione e 5 anni di interdizione dai pubblici uffici.
Almeno per ora e sino al momento della discussione nel merito nella seconda udienza del mese di novembre del corrente anno. E’ da dire che se la sospensiva dovesse essere confermata, Di Orio uscirebbe direttamente dall’università, senza più rientrare, essendo ormai arrivato all’età pensionabile.
Come i nostri lettori ricorderanno, il Di Orio era accusato di concussione nei confronti del Prof. Sergio Tiberti, ordinario d’igiene e medicina preventiva all’Università dell’Aquila ed insignito di numerosi riconoscimenti scientifici da importanti accademie non solo italiane, ma anche internazionali.
E’ appena il caso di accennare al fatto che Di Orio, tramite i suoi legali Avv. Antonio Valentini e Silvia Catalucci, aveva richiesto ed ottenuto “l’omissis” dei dati del ricorrente. “Il segreto - come avrebbe detto mio nonno – di Maria Fregnuccia” in quanto nell’Ateneo aquilano non si è mai verificato che il consiglio di disciplina sospendesse un docente dall’insegnamento. E poi, quale diritto alla tutela della dignità invoca, un alto dirigente dello Stato che è stato condannato (anche se in prima udienza) per reati così gravi?
Di Orio, oltre al processo di Roma in cui è stato condannato a 3 anni di reclusione e 5 anni di sospensione dai pubblici uffici è stato rinviato a giudizio dalla Procura aquilana per la famosa “affittopoli” post sisma, che vide i fitti dei locali presi per l’Università, gonfiati in modo spropositato, senza gara d’appalto, senza la minima comparazione dei prezzi e senza il preventivo parere del locale Ufficio Tecnico Erariale, che successivamente lo dette, ma inferiore a quello stabilito. E non finisce qui. Il Di Orio è stato rinviato a giudizio anche dalla Procura di Rieti, insieme all’ex sindaco di Antrodoco Maurizio Faina, con l’accusa di abuso d’ufficio aggravato. Un’azione truffaldina dietro la quale si cela un imbroglio di un fantomatico “accordo quadro” con una fantomatica società (Antrodoco Terme srl). Un accordo che si è rilevato subito fasullo e taroccato, in quanto basato su premesse inesistenti essendo la società inoperante. Un vero “pacco alla napoletana” che l’ex rettore sottopose all’Ateneo, con l’attenta regia della Prof.ssa Maria Grazia Cifone, che garantì la convenienza dell’accordo. Ed allora, di quale diritto alla dignità parla Di Orio?
Peppe Vespa
Il pungiglione
Taccuino
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