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PERDONANZA, CICCOZZI ESPONE A PALAZZO NATELLIS
stampa pagina 22 agosto 2016
L’importante esposizione aprirà i battenti il 23 Agosto alle ore 17 (inaugurazione) presso Palazzo Natellis in Corso Vittorio Emanuele II, 112 (altezza incrocio Via Verdi), e resterà aperta fino al 29 Agosto (ed oltre). La mostra intitolata “L’informale materico e concettuale di Giancarlo Ciccozzi” propone più di 50 opere; olii su tela, figurativo e opere astratte materiche, anche di grande formato, che testimoniano il dialogo continuo e fecondo tra pittura e scultura dell’artista aquilano. Presenzierà alla cerimonia di inaugurazione il maestro Alessandro Piccinini, nostro conterraneo, ma residente a Roma e fondatore del “Presenteismo”, ed il maestro Guido Carlucci, fondatore del “Sensorialismo Materico” e direttore del Museo M.A.C.S. di Greccio, Rieti. Come per i migliori artisti emergenti di levatura europea, anche l’opera di Ciccozzi è in procinto di essere posta ad una peculiare attenzione ed una diffusione adeguata da parte della critica importante, come già evidenziato dalle collaborazioni con Vittorio Sgarbi, Paolo Levi, Sandro Serradifalco, Franco di Genova, Vincenzo Le Pera e Mauro Fantinato. Numerose ormai sono le sue presenze a livello internazionale: Italia, USA a Miami, New York, Los Angeles e Washington, Parigi e Vienna, e prossimamente presenzierà a Barcellona e Zurigo.
L’arte di Ciccozzi rappresenta una versione ricca, poliedrica e mai stancante del “Sensorialismo” e dell’”informale materico europeo”.
La sua opera recupera valenze primordiali, microcosmi di terra e materia appena emersa dal caos sulla quale l’uomo lascia le prime tracce e consuma i materiali con il suo “vissuto”. L’incessante progressione della sua ricerca lo inoltra nel periodo più alto e prolifico avvicinandolo stilisticamente ad artisti come Burri, Marotta, Kline, Giacometti e Pollok, ma con uno stile più che personalizzato e concettualmente diverso nelle impostazioni e nelle tecniche.
Avvicinarsi all’arte di Ciccozzi è un’esperienza totalizzante, pervasiva, che coinvolge e cattura gradualmente, attrae e sollecita diversi livelli di comprensione, e stimola quella parte della comune sensibilità che usiamo definire “inconscio”, il sentire condiviso, ma anche percezione della nostra fragile realtà al cospetto di un universo di cui non potremo mai raggiungere i confini, la natura e la più profonda essenza dell’essere. Ciccozzi lo fa affondando le sue armi di coraggioso artefice e di impavido indagatore della sua anima in un confronto diretto e inesauribile con il proprio mondo interiore. Con un grande patrimonio intellettuale e letterario che non da mai a vedere, anche mitico e metaforico, dà vita sulle sue opere in un percorso senza soluzione di continuità. Un palcoscenico personalissimo e massimizzante, a cui è quasi impossibile restare indifferenti e non lasciarsene attirare e coinvolgere intimamente.
Il pungiglione
Taccuino
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