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CENTRO STORICO, UN CONTO LA MORTE DI QUALCUNO UN CONTO UNA STRAGE
stampa pagina 26 agosto 2016
Da quanto letto e pubblicato in queste ore, si evince diffusamente, e non più tra pochi intimi, che il centro storico dell’Aquila non è sicuro in vaste aree.
Per Cialente è invece sicuro, per la semplice ragione che è solo lui, l’unico responsabile della pubblica incolumità, quindi se succedesse qualcosa di terribile con crolli e morti andrebbe sotto processo, e se ne starebbe assumendo il carico, come a dire sfidiamo la sorte tanto non risuccede, e così capita di assistere al solito rimpallo di carte tra la Prefettura e l’amministrazione, per cui il rappresentante del Governo Alecci, torna a scrivere periodicamente che il centro storico non è sciuro, che bisogna manutenere i puntelli e transennare meglio le zone rosse, e lo fa sulla scorta delle segnalazioni dei tecnici comunali, che lo avranno allertato in questi anni almeno venti volte. Mentre Cialente dal canto suo continua a tirare la corda, i soldi non ci sono, quelli che servivano alle manutenzioni li usano (ancora) per eliminare i pericoli, contando sempre sulla buona sorte, per cui in caso di scosse forti, si augura che vada tutto per il meglio. Il problema pare però porsi alla collettività, solo perché la tre giorni jazz è saltata per lutto e perché potrebbe diventare una strage, col panico di almeno 50mila persone pronte a scappare in caso di sisma e a travolgere qualunque essere vivente, gli divenisse d’intralcio. Per cui meglio non rischiare, un conto la morte di qualcuno, un conto una strage italiana di migliaia di persone, quindi niente jazz, ci potrebbero riprovare tra un anno, sperando sempre in un destino amico. Il centro storico lo abbiamo voluto riaprire subito con le agibilità parziali, per dargli quel minimo di vita necessaria a non farlo morire, ogni tanto, come nel caso della catastrofe reatina, torna deserto, in attesa che passi un po’ d’acqua sotto i ponti, si calmino gli animi e la terra e ci torneremo tutti come niente fosse, a riprendere i figli al sabato sera, quando con gli amichetti si vedono ai portici di San Bernardino. Questa realtà la conoscono tutti, genitori compresi, inutile gridare allo scandalo solo perché la tre giorni jazz è consigliabile non farla, anche perché a pochi chilometri di distanza si consumano lacrime, morte e distruzione, mentre sicurezza e prevenzione andrebbero invocate ogni giorno dell’anno. Pretese. E non solo quando non si fa più festa. Alecci fa il suo dovere, “il dissesto strutturale evolve progressivamente”, scrisse in occasione dell’Adunata degli Alpini di un anno fa al Comune, furono solo rinforzate le transenne, tanto la responsabilità era ed è del Sindaco. Oggi, giusto un po’ di conflittualità dalle tastiere dei pc sui social, poi tutto come prima, a passeggiare tra puntelli lenti, sognando la ripresa del cuore cittadino e un destino clemente che risparmi nuove scosse.
Alessandra Cococcetta
Il pungiglione
Taccuino
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