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31MILIONI DI EURO, PER PROGETTI DI RIQUALIFICAZIONE TUTTI DA CAPIRE
stampa pagina 30 agosto 2016
Gli amministratori della città, si chiedono come mai il modello di ricostruzione aquilano, non sia stato apprezzato. Perché c’è un modello? No, anzi ognuno continua ad andare per conto proprio come nella delibera n.334 del 23 agosto scorso, con cui la Giunta Cialente fa proprio il progetto “Connecting city, Connecting people – Ricucire nelle relazioni interrotte dal terremoto”, “pensato” per riqualificare le periferie, riconnettere i tessuti urbani dispersi, ricucire le relazioni sociali, riqualificare l’edilizia residenziale pubblica e rigenerare gli ambiti urbani devastati dal terremoto.
Una proposta di intervento integrato del Settore Ricostruzione Pubblica, in collaborazione con l’Università, Facoltà d’Ingegneria dell’Aquila, e le Associazioni ActionAid Italia e ViviamolAq, per un costo complessivo di 31milioni 643mila e 417 euro. Di cui 13milioni 643mila 417 euro “a valere sul finanziamento di cui alla Delibera Cipe n.23/2015 destinato all’Erp”; e 13milioni dal bando della Presidenza del Consiglio per riqualificare le periferie del 25 maggio scorso. Una proposta “assimilabile ad uno studio di fattibilità”, leggiamo nell’atto; che contiene diversi livelli di progettazione di cui alcuni definitivi, il cui Rup, è l’architetta Enrica De Paulis, a cui la Giunta ha delegato l’incarico della proposta progettuale da 18milioni di euro, così spalmati: Biking to school (4.851.940,39 euro); Networking people (6.161.146,22 euro); Reusing Housing (4.429.486,39 euro) e Multiethnic Community (16.200.844,00 euro). Dettagli che studieremo nelle prossime puntate, ma il punto è, tanto per cominciare, se il “Reusing Housing” andrà a riguardare il riutilizzo di alcune piastre del Progetto case senza interloquire minimamente col Piano regolatore il cui documento preliminare prevedeva tutt’altro, ci si chiede quando riuscirà questa città ad avere un unico e condiviso modello di rinascita, da portare innanzitutto in Consiglio comunale.
E poi è così, che utilizzerebbero i fondi Erp, dedicati all’edilizia popolare?
Si continua ad andare avanti in maniera sparigliata, a decidere nelle segrete stanze dove si apparecchiano incarichi e spartizioni, per questa o quell’associazione, senza un’idea vera di città, soprattutto omogenea e senza una regia. Uno sfregio, a decisioni che spacciano per condivise.
Il documento preliminare sul Prg prevedeva per esempio di riutilizzare qualche quartiere del Progetto Case a servizio del turismo e questo atto, aveva votato il Consiglio, non altro. Con questa proposta cosa cambierà e con quale successo per la ripresa della città? Con uno studio di fattibilità di poche pagine e la modica spesa di oltre 31milioni di euro?
Non ne sa niente nessuno, ma si lamentano che il Paese neanche lo nomina, un modello L’Aquila, che dovrebbe significare, dopo sette anni, idee, regia, rinascita e riqualificazione. Favori pochi. Peraltro le strutture polifunzionali Caritas a disposizione degli assegnatari del Progetto case non hanno funzionato se non a Cese di Preturo, quella di Sassa è stata forzata ed occupata per l’intero inverno passato, da occupanti stanchi di stare per strada, solo da poco il Comune ha cambiato la serratura. Se questo è il loro esempio di aggregazione, il loro modello di ricostruzione continuerà a sfregiare chi avrebbe voluto ben altro, per la sua città.
Ale.c.
Il pungiglione
Taccuino
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