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SICUREZZA E PUNTELLAMENTI, ALECCI SCRISSE ALLA PROCURA DELLA REPUBBLICA
stampa pagina 30 agosto 2016
A leggere un Cialente che dice che i tecnici, avrebbero sbagliato nel relazionare la scarsa sicurezza del centro storico dell’Aquila ci sarebbe da ridere, se non venisse da piangere, tale e tanta l’arroganza di un uomo che gioca sulle carte, mettendo in dubbio le capacità dei funzionari comunali, se non addirittura le Bassanini. Cialente non può non riferire esattamente i fatti, carte alla mano. La prima relazione sui puntellamenti è dell’ingegner Mario Di Gregorio, nel 2012, quando rilevò la necessità di manutenzioni straordinarie “ad oggi – scrisse – si riscontra nella pressoché totalità dei casi una progressiva evoluzione dei fenomeni di dissesto strutturale con conseguenti condizioni di instabilità”, erano presidi provvisori, secondo l’allora dirigente, “attuati nell’immediato post sisma, per ottenere temporaneamente la messa in sicurezza degli organismi edilizi”. Si parlava di “umidità da infiltrazione, variazioni termiche e consistenti vibrazioni e oscillazioni prodotte dal passaggio dei mezzi”. Il tecnico consigliò di verificare “nelle aree riaperte al transito, una campagna diagnostica per verificare la sussistenza dei requisiti di sicurezza”. Non è stata mai fatta e di questa relazione illustrata in seconda commissione, ne è a conoscenza la gran parte dei commissari. Ce n’è poi una seconda, del 10 gennaio 2014, indirizzata al Prefetto Alecci e al presidente della commissione Territorio, Enrico Perilli, a firma dell’ingegner Vittorio Fabrizi, che alla fine riportò come “la maggior preoccupazione per la pubblica incolumità deriva dal pericolo di distacco di parti non strutturali (intonaci, cornicioni) e nella considerazione che il centro è frequentato da visitatori e cittadini, tecnici e maestranze ed altri e si è nell’opinione di dover provvedere ad una circoscrizione dell’intera area non accessibile con apposite recinzioni e cancellate infisse al terreno. Per una maggior garanzia di invarcabilità e di tutela per l’incolumità, anche con apparati di videosorveglianza”. E Cialente se ne infischiò alla grande. Dopodiché l’ultima, il 27 maggio 2015, a firma dell’ingegner Giuseppe Galassi, il quale, oltre a ribadire i concetti ampiamente espressi dagli uffici negli anni concluse, e a ragione, “questo ufficio, nella coscienza e consapevolezza di aver adeguatamente adempiuto al mandato conferito nell’ambito delle funzioni attribuite al Servizio Messa in Sicurezza, ritiene esaurite le competenze delegate”. La relazione seguiva la missiva del prefetto Alecci, inviata per conoscenza anche alla Procura della Repubblica, al Questore, alla Finanza, ai Vigili del Fuoco, ai Carabinieri e al Corpo Forestale dello Stato, Alecci aveva già sollecitato il Sindaco Cialente il 25 marzo 2014 “ma nulla – scrisse, in vista dell’Adunata degli Alpini - risulta in merito all’apposizione di recinzioni che possano davvero garantire l’interdizione alle strade ricomprese nella zona rossa del centro medesimo”. Arriviamo ai nostri giorni, allo sciame sismico e nulla è cambiato, le bugie non si dicono, andava ricostruita una verità storica, ogni inadempienza non è che attribuibile a Massimo Cialente, responsabile della pubblica incolumità, al quale, va detto, gli è andata finora fin troppo bene.
Peppe Vespa
Il pungiglione
Taccuino
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