All'interno
Cultura e Turismo
A ruota libera...
Segnala!
[email protected]
SCUOLE SICURE, IL MODELLO ABRUZZO DA 226MILIONI DI EURO GIA’ SPESI
stampa pagina 30 agosto 2016
Il presidente D’Alfonso ha ordinato una ricognizione del patrimonio pubblico, per verificare la sicurezza di scuole ed edifici. Che a sette anni dal sisma del 2009, dovrebbe invece essere assolutamente certificata. E invece no, la gente è nel panico, le notizie si rincorrono senza uno straccio di ufficialità, c’è chi rilancia il Fascicolo del Fabbricato, in particolar modo i geologi che ancora non lo vedono e noi, terremotati ancora sconvolti, non sappiamo nulla sulla sicurezza delle nostre scuole e dei nostri uffici perché manca la certificazione ed un’anagrafe. L’ultimo dossier di Legambiente sul rispetto delle norme antisismiche, è praticamente uguale a quello del 2012, per cui la vulnerabilità antisismica sugli edifici pubblici è stata verificata, nei Comuni a rischio, solo nel 26.8% dei casi. Il Documento di valutazione dei rischi a cui va allegata la conformità alla norma antisismica, se esiste nel 72% delle scuole, praticamente non lo conosce nessuno. Tale certificato è obbligatorio e se non c’è va richiesto al Comune o alla Provincia. In questo quadro non esattamente esaltante, quando l’Ordine dei Geologi scrive che le scuole in zone a rischio sismico in Italia, quindi anche a rischio crollo, sono 24mila, ci si chiede concretamente quale sia stato il contributo portato dall’Abruzzo. Parliamo di fondi e di fatti. Anche nel 2009, Berlusconi come Renzi oggi, rilanciò il Piano nazionale per la prevenzione del rischio sismico, un miliardo di euro, da spendere in sette anni. Il tutto definito nella legge 77 del 2009, ma risultati non ne vediamo. Anzi registriamo ancora crolli come ad Amatrice. L’allora commissario Chiodi lanciò “Scuole d’Abruzzo – Il futuro in sicurezza”, il piano d’interventi sulla messa in sicurezza delle scuole nella Regione, studiato con partner prestigiosi, 226 milioni di euro spesi, 213 interventi di ripristino e 102 Comuni coinvolti. Un’opera storica, titanica, senza eguali e precedenti, di cui oggi nessuno rivendica i risultati perché i Comuni della provincia aquilana e teramana sono di nuovo nell’emergenza. Peraltro da quei fondi nacquero anche delle inchieste, fu poi arrestato il direttore generale Specchio, riferimmo di una torta di fondi spartita in Provincia, escludendo L’Aquila, perché l’allora commissario si lasciò sfuggire che la città aveva i Musp. La Regione, mise poi a bando fondi europei per la messa in sicurezza delle scuole, 25milioni e mezzo di euro. Eravamo nell’ottobre del 2012, in particolar modo rivolto ai Comuni fuori dal cratere sismico. Oggi, dopo sette anni e tante risorse pubbliche spese, restiamo nell’incertezza, nella mancanza di agibilità e certificazioni antisismiche, con la preoccupazione delle famiglie che non sanno se i propri figli torneranno in scuole sicure il 12 settembre prossimo. Se questo è stato un Modello Abruzzo, non ci è piaciuto.
Alessandra Cococcetta
Il pungiglione
Taccuino
- Nessun appuntamento presente.
News
- Il 2 maggio ha riaperto San Bernardino: cosa ne faremo di quella finta?
- Progetto case, 1212 giorni di ritardo. Assegnatari come scudi umani
- Sguardi d’autore…il cinema sotto le stelle all'Aquila
- Juventus Club "G. Compagni", aperte le iscrizioni per la nuova stagione
- “Musica oltre le stelle”, musica e astronomia al Munda
- La Fondazione Carispaq e Progetto Cuore per la sicurezza nello sport
- Terranostra, Maiezza nuovo presidente regionale





.gif)
