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AMATRICE: “AD AQUILA E' ANCORA PIENO DE BANDONI DE METALLO”
stampa pagina 31 agosto 2016
Nelle frazioni di Roio, dove pure dopo il 2009 c'è stato un incremento demografico anche grazie ad interventi intelligenti come la costruzione del nuovo plesso scolastico, la delegazione comunale è ancora in un container mentre una delle due strutture aggregative donate è ancora chiusa. A Santa Rufina l'unica strada aperta attraverso il borgo è in doppio senso di marcia e circondata da ruderi di vecchie case. Il senso del provvisorio ha radici profonde nella terra e il terremoto dello scorso 24 agosto, con epicentro nell'alto Tronto e nel Velino, ce l'ha evidenziate bene.
Per L'Aquila è stata la prima crisi sismica dal 2009 a questa parte e il risultato è che tra qualche giorno rischiamo di finire tutti in terapia. Tralasciando gli aspetti di protezione civile, non sappiamo se siano emerse criticità particolari quella notte, è tutto quello che è successo dopo che ci lascia nudi, incredibilmente fragili e impotenti quando pensavamo di esserci messi alle spalle tante cose.
Non era passato molto dalla scossa delle 3.36, quando arrivava il primo dispaccio del Comune, il sindaco era in viaggio verso Amatrice. Ha avuto le sue ottime ragioni per farlo stando alle cronache, ma per mezzogiorno il prefetto dell'Aquila convocava il Comitato per la sicurezza, al quale partecipava quindi il vicesindaco, dove si decide all'unanimità che la zona rossa deve essere messa in sicurezza. Ok. Anzi no. Ne nasce una polemica tra Prefetto, sindaco, giunta, tecnici comunali, e infine cittadini, rei di non averci capito nulla, e commercianti fuori dal centro, rei di aver orchestrato una campagna diffamatoria contro il centro storico.
E' la volta del Jazz che si fa, non si fa. Anzi si, a Collemaggio, anche qui l'ignaro cittadino è generalmente tirato in ballo come insensibile ai veri problemi del mondo.
I media nazionali commossi ringraziano. “L'Aquila è ricostruita”, anzi no, “non faremo la fine dell'Aquila”. Sarebbe il caso di smorzare i toni forse, ma il cittadino aquilano è costretto ad accendere la tv e vedere fior di trasmissioni di “approfondimento” discutere del sisma di Amatrice, anzi no, dell'Aquila ed è la cosa che infastidisce di più.
Nel frattempo all'Aquila, in centro come nelle frazioni, il definitivo torna provvisorio e viceversa. Case ricostruite si scoprono di nuovo immerse in zone rosse da ritransennare.
Il progetto C.a.s.e., da abbattere - secondo Cialente - fino all'altro ieri, è contemporaneamente oggetto di un progetto comunale di riqualificazione da milioni di euro e proprio sulle palazzine già inabitate per vari difetti.
Il ricostruito sembra molto più piccolo, il provvisorio che invece dovrebbe essere già in viaggio verso Amatrice, Arquata ecc riappare in tutta la sua vastità, che altrove conoscono bene. Una testimonianza ha colpito da Amatrice: “Ad Aquila è ancora pieno de bandoni de metallo” ha detto alle telecamere un sopravvissuto. Quando i cittadini di Amatrice parlano di “non fare la fine dell'Aquila” è anche perché hanno negli occhi la nostra sterminata giungla “de bandoni” de metallo, legno e quant'altro. Sono ovunque.. Le chiese provvisorie. Gli uffici giudiziari provvisori di Bazzano. Gli uffici pubblici provvisori. Gli esercizi commerciali provvisori, in pieno centro come nel resto della città. Le mense universitarie provvisorie. In alcuni casi l'occupante provvisorio è persino tornato “a casa” da tempo, ma i “bandoni” sono ancora lì.
Alessio Ludovici
Il pungiglione
Taccuino
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