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GIANNI MELILLA SOLLECITA RENZI, PERCHE’ SALVAGUARDI “IL CENTRO”
stampa pagina 9 settembre 2016
L’interrogazione del parlamentare Gianni Melilla, Sinistra italiana, con cui chiede al presidente Renzi, “iniziative” per salvaguardare la presenza in Abruzzo del quotidiano Il Centro, è del tutto fuori luogo. Renzi, dovrebbe farsi portatore di qualsiasi istanza occupazionale presso qualsiasi imprenditore privato, senza colori, bandiere o fazioni. Il Gruppo Espresso non fa differenza. E De Benedetti non la fa con Berlusconi. Con il quale Melilla, non avrebbe avuto lo stesso slancio, diciamoci la verità. Melilla interpreta la preoccupazione dell’intera società abruzzese “che perde l’unico quotidiano regionale, peraltro di proprietà del più grande gruppo editoriale italiano”. Ebbe la stessa spinta con la chiusura de Il Tempo, non era l’unico quotidiano regionale, era un quotidiano di rilievo che chiunque, tra politici, deputati ed amministratori avrebbe dovuto difendere con i denti, per garantire pluralità d’informazione, indipendenza e posti di lavoro. Perché poi se un giornalista scrivesse per un giornale di destra, le sue idee, benché di parte, andrebbero difese con la stessa passione. Ma non va mai bene in un Paese che vuole esser pluralista, democratico e rispettoso delle idee di tutti, invocare l’interessamento di un presidente del Consiglio, Matteo Renzi, su una vertenza di tipo privatistico. Con tutta l’amarezza del caso che di certo colpisce chiunque, noi per primi, abbia davvero a cuore la libertà d’espressione in particolar modo nella città martoriata, L’Aquila. Renzi dovrebbe stare alla larga anche dalla Rai, e invece lo zampino suo e della politica tutta che lo ha preceduto continua a minare l’equilibrio di un’informazione, gravemente sbilanciata dal premier di turno, ormai bravissimi a riempire palinsesti e tg di frivolezze e cronaca, in particolar modo quella nera, piuttosto che raccontare ogni minuto, che fa (veramente) Renzi e che fanno i suoi ministri. A difendere le ragioni dei giornalisti ci sono i sindacati, invocare l’aiuto della presidenza del Consiglio, peraltro palesemente vicina al Gruppo Espresso, Repubblica ne santifica le gesta quotidianamente, non fa onore ad una democrazia pluralista e non rispetta il lavoro di qualsiasi giornalista, impegnato a raccontare la verità. In particolar modo quella che sbugiarda certa politica. Se Melilla volesse difendere davvero l’informazione, e soprattutto la libertà che dovrebbe identificarla, dovrebbe battersi perché l’intera categoria sia rispettata con contratti dignitosi ed iniziative che devono valere, da parte di un Presidente del Consiglio, per tutti.
Ale.c.
Il pungiglione
Taccuino
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