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TUTTI CONTRO IL CINQUE STELLE, TRA QUALCHE MESE TESTIAMO L’AQUILA
stampa pagina 9 settembre 2016
Occhi puntati su Roma perché è lì, il vero banco di prova del Cinque Stelle. E così basta un nulla, un’indagine senza avviso di garanzia all’assessora all’ambiente, a scatenare un sistema. Giornali, vecchia e nuova politica, amministratori di ogni risma, sistemi, equilibri, tutti a dargli addosso. Ce ne fosse uno, di questi matusalemme incartapecoriti, e non è tanto una questione anagrafica quanto di approccio, a rispettare il punto di vista della gente. Quella che non vive di favori e che ne ha pieni i marroni, di una politica che vede solo il proprio apparato e s’è talmente allontanata dai bisogni delle persone, da non riuscire ad interpretarne i segnali, sempre più forti. Il Cinque Stelle è un movimento nato nella rete, male o bene o come si svilupperà lo dirà la storia, non di certo le miriadi di fauci che si sono spalancate in questi giorni, brave a triturare e a digerire chi, anche fosse tra errori e sbagli, cerca di realizzare un sogno. Cialente qualche giorno fa ha scritto sul suo profilo fb, che ciò accade quando l’elettorato sbaglia: e quando azzecca, quando vota lui? Chi può dire se un elettorato sbaglia? Credo siamo arrivati ad un livello di controllo del voto, che deve necessariamente passare il messaggio che con la politica è meglio. Altro che antipolitica. Anche se ruba, anche fosse incapace, anche fosse lasci 12 miliardi di euro di debiti nel bilancio della capitale, deve riprendersi quello che è suo. E fare le Olimpiadi, anche se la città ha detto già di no. A Renzi interessa poco il reddito minimo di cittadinanza, che i parlamentari decurtino i loro lauti indennizzi e che tornino tra la gente a parlare la loro lingua, che è di disperazione, di mancanza di lavoro e di rabbia, lui risolve l’evasione fiscale mettendo sulle bollette Enel il canone Rai a tutti, per poi gestire la televisione di Stato come crede, filtrandone i messaggi. Tipo veicolare il sì al prossimo referendum. Questo, non sarebbe fascismo. Ed anzi Maria Elena Boschi sicuro saprebbe il fatto suo più della Raggi. Ha esperienza politica no? Buzzi, in carcere per Mafia Capitale, è stato chiaro, la Raggi non la fanno amministrare. Fosse anche tra errori e mancanza di esperienza, chi ne ha avuta da decenni, ha messo Roma capitale in ginocchio, il Paese è alla frutta. Ma andremo avanti così, qualsiasi decisione della Raggi bloccherà una città, comporterà dimissioni in massa, lancerà segnali più che mafiosi col fermo dei bus o della raccolta rifiuti, ma questo non impensierisce nessuno, se non quelli che il sistema non lo mollano e non vedono l’ora di tornare. Tra qualche mese voteremo anche all’Aquila, inutile dare addosso alla Blundo, c’è gente che farebbe carte false, col vento dell’antipolitica che soffia sempre più forte, per candidarsi nel movimento. Qualcuno ci ha già provato, gente navigata, ma gli iscritti ai partiti per statuto vengono esclusi. Non so quanta forza avrà all’Aquila ma comunque, chiunque volesse partecipare può candidarsi, alla fine l’aspirante sindaco sarà votato dalla gente in una rosa di tre candidati. Hanno voglia di cambiare e per una città come L’Aquila non è così secondario, soprattutto in un panorama in cui la gente è tagliata fuori da ogni scelta, il centro destra è spaccato in mille protagonisti che rischiano di castrare ogni tentativo di vittoria, il centro sinistra, diciamo il Pd, anzi no, Cialente, è plenipotenziario di se stesso, ha azzerato ogni aspettativa e accordo con la coalizione che lo ha fatto vincere, nullificandola, portando avanti solo se stesso. Peraltro in modo contraddittorio. Mentre i gruppi civici strada facendo, hanno perso se non la buona volontà, pezzi di attivismo. Gli aquilani, non quelli che mirano al sistema per il loro tornaconto, ma il resto, chi ha voglia di cambiare, che sia cinque stelle o no, tutto, fuorché Cialente, e quello che ha rappresentato, l’importante sarà una rottura con l’ultimo decennio.
Alessandra Cococcetta
Il pungiglione
Taccuino
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