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RIORDINO DELLE SPA COMUNALI: QUANTI SOLDI SERVONO PER I DEBITI?
stampa pagina 13 settembre 2016
Il riordino nazionale delle società partecipate entrerà in vigore il prossimo 23 settembre. Siamo pronti? I termini del decreto li illustreranno, si spera, tecnici e politici che masticano questioni finanziarie, anche perché contro legge, le spa comunali non pubblicano né come spendono le risorse né i risultati ottenuti. Difficile quindi, sapere che fanno realmente. Cialente dice che è tutto risanato. Facile, quando ad esempio all’Asm spa, girò circa un anno fa, in sede d’assestamento di bilancio, 2milioni di euro con un suo emendamento, portato fuori sacco, baipassando ogni percorso consiliare e buttandola in caciara, senza dire la verità vera. Dopodiché la Tari è aumentata del 20%, provi a smentire, con una raccolta differenziata, al 2015, al 33.16%, quando la legge imponeva al 2012, almeno il 65% di raccolta. E’ una società che funziona? Su cimiteri, verde e decoro urbano, funziona? Per non parlare del Centro turistico e del Gran Sasso per il quale non si riescono ancora ad investire i 15milioni di euro che lo Stato aveva assicurato. E comunque spieghino, quanti fondi hanno girato e sotto quale forma fantasiosa, per ripianare i debiti delle partecipate. Per Cialente non arriva mai il momento di dire cosa fare di queste società decotte, sa solo dire è tutto ripianato, dimenticando di aggiungere che l’ultima consulenza pagata per immaginare la nascita di una società mista di gestione del Progetto case, gli ha detto lascia perdere, non hai personale sufficientemente professionalizzato. E cosa hanno fatto per professionalizzarlo? Lo zero assoluto. Cialente non ha proposto un solo indirizzo, per razionalizzare le “sue” partecipate, sa solo dire è colpa di chi c’era prima, dimenticando che è quasi un decennio che al comando c’è lui ed è cambiato pochissimo, avrebbe potuto agire sui quadri, tagliare la spesa, aveva perfino sindacati come la Cgil dalla sua, ma non ha mai voluto farlo. Oggi la stretta da Roma. Probabilmente non dovranno chiudere, probabilmente il personale in esubero non andrà in mobilità, come previsto per le società controllate dal pubblico, ma per le perdite d’esercizio 2011-2013, andranno accantonate delle risorse, da parte del Comune proprietario, piuttosto importanti. Parliamo di milioni di euro, e di quote da accantonare in proporzione alla quota di partecipazione, che per L’Aquila è totale. E conta poco se oggi non sono in perdita, rispetto a quel triennio di profondo rosso, che si cerca di coprire col solito gioco delle tre carte. Aspettiamo quindi che Cialente oltre a dire, non hanno chiuso in perdita, vada più in profondità e dica alla città quanto dovrà sborsare o rinunciare in termini di servizi, per le perdite di queste società che vanno alla deriva.
Ale.c.
Il pungiglione
Taccuino
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