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SIGILLI AI RUBINETTI DE L’AQUILA RUGBY E L’AQUILA CALCIO
stampa pagina 13 settembre 2016
Il 17 giugno scorso scrivevamo che L’Aquila Rugby e L’Aquila Calcio, non pagavano per gli alloggi ottenuti al Progetto case. Bene, in queste ore gli hanno chiuso le forniture d’acqua calda e il riscaldamento per morosità, ma pare che la cosa non sia stata presa affatto bene da chi, come al solito, la butta in polemica perché bisognerebbe chiudere un occhio sulla ripresa, senza considerare minimamente i due pesi e le due misure usate, se Cialente disponesse la riapertura dei rubinetti, così, solo perché gli va, con una disparità di trattamento rispetto agli altri assegnatari per cui si rischierebbe una guerra civile. Una morosità del 70%, da quando un anno fa circa hanno avuto gli alloggi, 15 a L’Aquila Calcio e 16 a L’Aquila Rugby. Eppure s’impegnarono a pagare il canone condominiale, la locazione ed i consumi individuali, perché gratis, quegli alloggi, non avrebbero potuto essere concessi, parliamo di atleti professionisti e di personale tecnico, ma non pagano. Ogni assegnatario è tenuto al pagamento di un canone, lo dice la norma, peraltro a queste società sportive con Isee oltre i 12mila euro, si applica un conteggio medio sugli Accordi territoriali che a seconda dei quartieri può raggiungere massimo i 54 euro a metro quadro annui, ci chiediamo quindi come mai questo mancato rispetto degli accordi stretti. Il ragioniere capo Giannangeli, al momento dell’assegnazione rimandava alle responsabilità del Settore Politiche Sociali e Cultura la verifica nei confronti delle società sportive, di pendenze “di natura tributaria ed extratributaria”. A giugno scrivevamo che le morosità totali o altissime, registrate nel primo anno di concessione degli alloggi, gridavano vendetta ed un intervento della magistratura contabile. Oggi, i sigilli. Ma se Cialente tornasse sui suoi passi, lo dovrà dire alla città, dovrà dirgli chiaro e forte, che saranno loro a pagare e soprattutto lo dovrà dire a tutti gli assegnatari che continuano a ricevere bollettoni da migliaia di euro. Se dovesse riaprire le forniture, peraltro, non potrà che arrivare per l’ennesima volta la Guardia di Finanza, negli uffici comunali, a prendere faldoni per aprire inchieste. Con l’auspicio che sia la volta buona e che sia fermata definitivamente, una gestione della cosa pubblica così dissennata.
Alessandra Cococcetta
Il pungiglione
Taccuino
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