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SCANDALO ISTITUZIONE PERDONANZA, E’ IL PRESIDENTE CHE VA IN GIUDIZIO
stampa pagina 15 settembre 2016
Torniamo sulla transazione che l’Avvocatura comunale dovrebbe chiudere con la Bper, per 300mila euro senza interessi, “spesi” dall’Istituzione Perdonanza su due conti “affidati” e sottoscritti da Antonio Cicchetti ed Eliseo Iannini, rispettivamente presidente e vice presidente dell’Istituzione. Come fa la Giunta Cialente ad affidare tale compito, senza l’indirizzo favorevole del Consiglio comunale? Giusto tre anni fa, l’assessore alle finanze De Santis, fece le proprie congratulazioni all’Avvocatura per aver “vinto” contro la Bper, che voleva prendere con la forza quei fondi. Il decreto ingiuntivo fu infatti revocato e De Santis parlò di “buoni risultati amministrativi”. In quella sentenza i giudici scrivevano che “l’Istituzione Perdonanza, seppur sprovvista di personalità giuridica è comunque ente autonomo sia sul piano sostanziale che su quello processuale, con conseguente legittimazione a stare in giudizio per mezzo del legale rappresentante, ed in particolare del suo presidente”. Come fa oggi Cialente, con atto proprio, a fregarsene bellamente e a voler chiudere tutto in fretta come fosse una responsabilità dell’ente, accollando agli aquilani ogni spesa? Per quale ragione? Addirittura dopo la sentenza favorevole al Comune, che ha revocato l’atto ingiuntivo nel 2013, la banca valutò la citazione in giudizio di Cicchetti e dei componenti del CdA dell’Istituzione, e allora perché oggi Cialente, evitando un confronto in Consiglio, vuole accollare all’amministrazione un debito che non le compete con una transazione veloce? Nella durissima condanna per danno erariale cagionato al Comune dall’Istituzione, nel 2008 furono condannati a vario titolo Michele Gentile, l’assessore Tancredi, Antonio Cicchetti e i revisori dei conti, per quasi un milione di euro di risarcimento, i giudici lamentarono “una grande difficoltà nel reperire documenti”, “un’estrema e singolare mancanza di cura nella raccolta e conservazione di atti, nonché falsità, accertate e presumibili di numerosi documenti, nullità di numerosi atti, sottrazioni e smarrimenti”. Dietro l’accensione di quei conti “affidati” ci sarebbero state firme false, perché l’allora Sindaco Tempesta negò l’autenticità delle proprie, nell’autorizzare lo scoperto alla Carispaq, e anche Cicchetti non riconobbe la propria firma nelle autorizzazioni, c’è una condanna per danno erariale, atti fantasma, questioni finanziarie e bancarie mai chiarite e Cialente, vuole velocemente scaricare sulla comunità aquilana un debito, per “porre fine ad una controversia connotata da obiettive condizioni di incertezza in ordine al suo esito finale”. Obiettive condizioni di incertezza? Ma dove le vede? I conti non tornano, questo Sindaco continua a fare come crede nell’indifferenza generale e degli organismi consiliari, della dirigenza e delle autorità inquirenti, davvero surreale.
Alessandra Cococcetta
Il pungiglione
Taccuino
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