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RICOSTRUZIONE E CONFLITTO D’INTERESSI, GLI ATTI ANOMALI DEI DIRIGENTI
stampa pagina 21 settembre 2016
Parliamo di conflitto d’interessi. Che la legge sull’anticorruzione ha scandagliato e precisato nel tempo, stabilendo che i funzionari pubblici debbano essere limpidi e dichiarare eventuali conflittualità alla luce del sole. Il segretario generale del Comune dell’Aquila, Carlo Pirozzolo, anche a seguito della modifica del Regolamento di contabilità dell’ente, ha proceduto per il 2015 a fare dei controlli a campione, ad estrazione, sulle determine firmate dalla dirigenza del capoluogo di Regione. Su 147 atti, di cui 67 relativi al primo semestre 2015 e 80 riguardanti il secondo. Tra le varie anomalie riscontrate, di certo 276, molte di più degli atti stessi, quella più ricorrente è la “mancata attestazione dell’assenza di conflitto d’interessi”; in ben 121 casi, praticamente in tutte le determine siglate l’anno passato. I due terzi del campione riguarda la ricostruzione pubblica e quella privata, dunque nel delicato processo post sisma, per cui si liquidano milioni di euro di lavori come niente fosse, ognuno fa come gli pare. La gran parte delle tipologie di atto riguarda determine di liquidazione, altri tipi non sono specificati, altri ancora sono impegni di spesa o determinazioni a contrarre, a firmare contratti per conto dell’ente. Potrebbe trattarsi di parenti di un beneficiario oppure di dirigenti facenti parte degli stessi studi di progettazione o di consulenza, e si potrebbe immaginare quanti casi di questo tipo ricorrano. 17 determine, riguardano peraltro il sociale. Vorremmo saperne di più, il segretario conclude richiamando la dirigenza “a prestare la massima attenzione” per l’anno in corso “affinché gli atti siano completi dei requisiti richiesti dalla normativa e dai Regolamenti”, perché oltre alla mancata attestazione dell’assenza di conflitto d’interessi, ricorre il “mancato riferimento alla competenza del Responsabile del Settore e del Rup proponente”(66 casi rilevati), il che vuol dire rimanere sul vago, così sarà sempre più astratto trovare i responsabili di una scelta; oltre al “mancato assolvimento di disposizioni interne” (39 casi rilevati); il “mancato assolvimento degli obblighi sulla tracciabilità finanziaria” (9 casi) e la “mancata attestazione rispetto ai tempi di pagamento” (8 casi), il che potrebbe spalancare le porte alla corruzione, nel liquidare i lavori prima agli amici degli amici e poi a chi ne ha diritto. I consiglieri comunali sono obbligati a dichiarare eventuali conflittualità, e nel caso del voto in Aula devono astenersi, oltre a dover scegliere in altre casistiche, l’uno o l’altro ruolo, basti leggere anche la Legge Barca. C’è da chiedersi come mai la dirigenza, magari anche ad incarico, ometta di fare altrettanto, a meno che non siano sviste formali ma sarebbe poco credibile.
Alessandra Cococcetta
Il pungiglione
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