All'interno
Cultura e Turismo
A ruota libera...
Segnala!
[email protected]
UNA RICOSTRUZIONE SENZA LA QUALITA’ DELLA MANO PUBBLICA
stampa pagina 26 settembre 2016
Con le dichiarazioni di oggi, dell’assessore alla ricostruzione Pietro Di Stefano in Consiglio comunale, si confermano due brutte verità sulla gestione del post sisma. Che l’assessore con estrema arroganza non l’ha voluta impostare con regole certe, per cui per riqualificare il centro storico e mettere mano alle sagome, avrebbe dovuto modificare le norme tecniche. E che non ha voluto fare il Piano di ricostruzione, ed oggi se ne dimostra l’assoluta necessità. Per cui avremo delle zone belle solo perché nelle corde dei proprietari che vorranno abbattere un’edilizia incongrua, quella di 30, 40 anni fa, al contrario di altre, dove mancando completamente la mano pubblica si ricostruisce come ogni proprietario desidera. Con i soldi dello Stato. Di Stefano e Cialente non hanno mai voluto imporre come parte pubblica una ricostruzione che riqualificasse l’intera città. Da via Sallustio a Piazza Bariscianello, passando per via Sant’Agostino, dove sarà abbattuto quel brutto edificio prima dell’ingresso agli uffici della Provincia, ma non per volere del pubblico. Appunto stamattina, è passata una mozione proposta da Raffaele Daniele e Pierluigi Properzi, per ricostruire la quinta monumentale su piazza Fontesecco. E’ passata all’unanimità, non avendo null’altro in questi mesi i consiglieri, neanche una carta per progetti di riqualificazione ragionati da professionisti qualificati. Di Stefano li ha ammoniti così “lì siamo in Zona A, sono vietati gli aumenti di superficie e di volume, i cambi di sagoma, ci sarebbero dei corpi aggiuntivi da fare su via Sallustio e conseguenti aumenti di costo. Il privato potrebbe dire mi rifiuto di farlo, non ho i soldi. Mentre l’intervento su Piazza Fontesecco sarebbe un corpo aggiuntivo su suolo pubblico: come lo finanziamo? – ha detto – Ci serve? Non avremo una sovrabbondanza di direzionale e residenziale? Entro quest’anno al massimo dovranno presentare i progetti, con queste varianti ci saranno dei ritardi e due tomi di domande a cui non sapremo rispondere. A questo punto seguite voi la strada migliore”. La mozione è passata all’unanimità ma le cose andranno esattamente come vuole lui, via Sallustio sarà esattamente com’era perché non c’è stato un Piano di ricostruzione ragionato e condiviso a pianificare un’altra storia, dovevano farlo nel 2010, avrebbero dovuto inserire per tempo il miglioramento di Via Sallustio, per cui Paolo Aielli commissionò uno studio al Cnr e su cui oggi chiunque può svegliarsi e dire la propria. Come al mercato, solo perché manca la mano pubblica. Antonello Bernardi ha voluto aggiungere che la gran parte delle proprietà su quella via sono della Curia, dunque ragionando per tempo, qualcosa di meglio avrebbero potuto farla sette anni fa. Sempre più stonato appare il silenzio dell’Urban center, il cui massimo esponente, Sbaffo, ancora non vede l’occasione per portare questi punti, in discussione nella sede massima deputata al confronto urbanistico. In teoria.
Alessandra Cococcetta
Il pungiglione
Taccuino
- Nessun appuntamento presente.
News
- Sisma 24 Agosto, a Rieti la partita del cuore per le popolazioni colpite
- Il 2 maggio ha riaperto San Bernardino: cosa ne faremo di quella finta?
- Progetto case, 1239 giorni di ritardo. Assegnatari come scudi umani
- Corrilaquila pro terremotati: “Più partecipiamo, più aiutiamo”
- Grandissimo successo di pubblico al PalaAngeli per il memorial Fausto Nardecchia
- Emiciclo, pranzo di solidarietà delle suore di San Basilio
- Memorial D'Alessandro, evento dedicato alla popolazione di Amatrice





.gif)
