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RICOSTRUZIONE PRIVATA, IMPEGNATO NEANCHE UN QUARTO DELLE RISORSE
stampa pagina 3 ottobre 2016
Raniero Fabrizi, responsabile dell’Ufficio speciale della Ricostruzione, ha assicurato oggi al Tg3 regionale che finiremo città e frazioni intorno al 2022, ma non sa quello che dice, perché il meccanismo non va e c’era anche lui, a fianco dell’assessore Di Stefano qualche giorno fa, a dire che ci sono i soldi ma non le pratiche da finanziare. 2500 pratiche nel 2015. Promise di farne 450 l’anno per chiudere le istruttore nel 2019. Oggi assicura che nel 2022 torneremo nei nostri centri storici. All’Aquila ci mancava Raniero Fabrizi: ma non è già passata la notte degli scienziati? Dei 900milioni disponibili per il 2016, ne sono stati impegnati 179, se uscisse un altro elenco non raggiungerebbero i 20milioni di euro di pratiche finanziabili, non siamo riusciti quindi ad impegnare nemmeno un quarto e questo naturalmente peserà sulle disponibilità ottenibili da Roma per i prossimi anni. Rallentando un percorso già difficile e lento, per cui su una stima di 3miliardi di lavori, solo per le pratiche ci vorranno vent’anni. Per la politica la colpa è dei progettisti, per gli Ordini professionali della farraginosità delle procedure e della politica. Fabrizi non dice quante pratiche ha chiuso, delle 2.500 ereditate all’Ufficio speciale di Aielli, questa si chiamerebbe trasparenza. “Non riusciamo a fare un progetto intero” lamentò Di Stefano la scorsa primavera, negli elenchi pubblicati da inizio anno, tra centri storici e periferie senza le frazioni, i cui centri storici sono secondo Fabrizi al 15%, non contiamo neanche 40 schede parametriche parte seconda, e circa 40 integrazioni richieste ai progetti che non superano qualche decina. Cercano di prendere un po’ d’ossigeno virando verso quello che non hanno mai voluto accettare e cioè le autodichiarazioni e asseverazioni dei tecnici per le pratiche della vecchia procedura e la parte seconda della scheda parametrica, ma non credo ne usciranno con forti accelerazioni. Per Vittorio Fabrizi, capo dipartimento della ricostruzione si tratta solo di “limare alcune imperfezioni che ci stanno rallentando soprattutto sulle frazioni, cercando di ridurre i tempi che la gente comincia a non tollerare più”. Concretamente dovrebbero fornire tempi certi ai proprietari, secondo gli ultimi pronunciamenti del Tar, ma non lo possono fare. La verità è che non sono riusciti ad impegnare neanche un quarto delle disponibilità finanziarie per il 2016, quei soldi, l’allora ministro Barca fu chiarissimo, saranno quindi destinati a diminuire, settati nei prossimi anni sulla nostra capacità di spesa che fa meno di 200milioni di euro l’anno. Aspettiamo strategie per uscirne vivi e in pochi anni, evitando se possibile chiacchiere in libertà.
Ale.c.
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