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UNIVERSITA’, STORIA E DOCUMENTI DEL TERREMOTO IN UN NUOVO PROGETTO
stampa pagina 6 ottobre 2016
Chi sa se riusciremo a tramandare la storia del terremoto del 2009 e se l’immane materiale ed esperienze prodotte, potranno creare conoscenze. “Il materiale c’è”, spiega la rettrice Paola Inverardi, “stiamo lavorando ad un nuovo progetto per un Centro di documentazione, un luogo per la storia” dopo il percorso impostato dall’allora capo dell’Ufficio speciale per la ricostruzione Paolo Aielli, che si chiamava TER.R.A., per la documentazione del Terremoto e della Ricostruzione dell’Aquila, che aveva messo insieme il cratere, il Comune dell’Aquila, la Direzione regionale per i beni culturali, l’Istituto per le tecnologie Edilizie-Cnr e la Deputazione della Storia Patria e che tuttavia Raniero Fabrizi, subentrato ad Aielli, non ha voluto coltivare. Quel finanziamento Cipe di un milione e mezzo di euro è stato destinato ad altro, si ricomincia quindi con le pubbliche relazioni. “Lavoriamo ad un nuovo progetto con le risorse del 4%” prosegue la rettrice “l’interesse si è allargato al mondo imprenditoriale e dei costruttori, a cosa si è fatto e cosa abbiamo imparato, Reluis ha accumulato un prezioso patrimonio che metterà a disposizione”. Praticamente quel modello L’Aquila che tutti, volevamo facesse scuola dopo il sisma del centro Italia del 24 agosto, ma non avendo ancora conoscenze organizzate, nessuno ha saputo che pesci prendere e cosa esportare come buone pratiche di una ricostruzione. La sede potrebbe essere quella dell’ex San Salvatore “è la nostra idea” spiega ancora, “con l’Archivio di Stato, la Biblioteca provinciale e la nostra biblioteca, un grande polo documentale aperto 24 ore su 24, e con supporti informatici e in digitale a disposizione di studenti, cittadini e ricercatori. Dovrebbe essere un ente a sé, censire le informazioni e gestire le varie fonti documentali” per la Inverardi, che anticipa per il 30 novembre prossimo la prima messa in rete organizzata dei dati della ricostruzione, in collaborazione con il Gran Sasso Science Institute. E speriamo sia finalmente trasparenza. In molti avvertono l’assenza dell’Università nel dibattito, ma per la rettrice non è così, “forse è mancata la capacità di alzare l’asticella più in alto”, commenta, sottolineando comunque “il coinvolgimento emotivo dei docenti”. Aggiungiamo il fatto che questa città non riesce a fare squadra e sistema “la scelta di chiamare un urbanista o un architetto di grido deve partire dalla testa politica e qualsiasi iniziativa potrebbe essere vista come un’invasione di campo”. Capiamo bene cosa intende, basti ricordare la reazione scomposta degli amministratori alla commissione di saggi voluta dall’allora ministro Trigilia “comunque la nostra disponibilità è massima”, volendo parlare anche del dato positivo dell’Università. Sono calati vertiginosamente gli abbandoni, sale la percentuale di studenti attivi con molti crediti “il terremoto c’è stato ed ha avuto delle conseguenze, ma abbiamo tante cose da offrire, dalla musica alla cultura, teatri ed impianti sportivi, non tutti gli studenti vengono da Firenze o da Roma, vengono anche da posti dove hanno meno, a Tor Vergata solo per spostarsi ci vogliono ore. Perché martellarci? La notte dei ricercatori l’ha fatta la città, e la risposta che ha dato è un enorme valore intrinseco che rinasce dalle macerie” ed è da qui che vorrebbe ripartire, senza polemiche. Quel che è stato è stato.
Alessandra Cococcetta
Il pungiglione
Taccuino
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