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L’AQUILA, LA FINE DI UN CIMITERO MONUMENTALE


stampa pagina 28 ottobre 2016

Cimitero Monumentale

Sembra che sui cimiteri, stavolta l’amministrazione comunale abbia fatto i compiti a casa. Ha tolto le erbacce, svuotato i cestini, ci dice a che punto sono i lavori e quando finiranno e va benissimo, soprattutto nella ricorrenza prossima dei morti quando la gente visiterà i propri cari defunti per cui è bene, a qualche mese dalle votazioni, non fare brutte figure. Ma è l’appiattimento verso il basso che non ci piace, Cialente ha infatti diffuso un elenco con i lavori fatti nelle frazioni, quelli conclusi, quelli da fare, e quelli da iniziare e ultimare nel capoluogo, ma ci fosse un solo colpo d’ala a citare il fatto che parliamo di un cimitero monumentale, di un cimitero “diverso” da quello delle frazioni o da un comune cimitero, perché ha una storia importante, con cappelle vincolate e con un passato da ricordare, da mettere nero su bianco e tramandare. Invece no, perché oltre lo sfalcio dell’erba non c’è altro segnale. Persiste l’abbandono cronico di tombe e cappelle vecchie ed antiche, per le quali magari non è più vivo nessun congiunto e di cui forse, un’amministrazione pubblica che vorrebbe rinascere dovrebbe farsi carico, se non altro per restituirgli dignità. Al contrario gli incassi per le lampade votive, proseguono da quasi otto anni senza neanche preoccuparsi di sospendere l’obolo per le zone rosse ed inaccessibili, dove presumibilmente le lampade sono spente, parliamo di somme piccole da 15 euro l’anno, per cui tante famiglie non vorrebbero neanche lamentarsi, tanto è esigua la somma, e invece dovrebbero per principio perché sono otto anni che il Comune incassa, e non dovrebbe, senza offrire in cambio un servizio pubblico dignitoso a tutti, perché la dignità è un diritto di tutti e per il quale la cittadinanza comunque ringrazierebbe, continuando a pagare a vuoto. Vorremmo quindi aver registrato uno slancio verso l’alto e verso un recupero architettonico e della storia degli aquilani, delle sue famiglie, dei nove martiri e delle 309 nove vittime del sei aprile 2009 alle quali continuano a non riservare nulla di speciale. Per non parlare delle ultime architetture della zona nuova, che è uno sforzo perfino definirle tali e che cozzano di brutto con l’arte dei secoli passati, di un cimitero che forse non sarà neanche più monumentale e dello scempio da demolire in alto, in quanto i loculi sono troppo piccoli. Chi pagherà per questo? Sicuro resta l’affare futuro della cremazione e dei loculi da realizzare con prefabbricati, senza troppi costi ma solo guadagni.


Alessandra Cococcetta




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