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A FRONTE DI UN EURO SPESO IN SICUREZZA, NE SERVONO OTTO NOVE PER I DANNI
stampa pagina 2 novembre 2016
“La nostra proposta a Renzi, anche con architetti e geometri, prevede subito un’indagine speditiva sulla dorsale appenninica perché più a rischio, come prima fase. Dovremmo spendere 3miliardi e mezzo in tre o quattro anni, sui fabbricati a maggior pericolosità, ma bisogna individuare una filiera di comando operativa, per evitare ritardi consistenti”, così Armando Zambrano, presidente del Consiglio nazionale degli Ingegneri in un’intervista a Radiouno, riguardo al piano di messa in sicurezza del Paese. Sono circa 22 milioni, le abitazioni in Italia non a norma antisismica in zone a rischio, “le ristrutturazioni non prevedono l’adeguamento sismico e i proprietari non sono obbligati a farlo”. Zambrano ha parlato di “resistenze delle organizzazioni dei grandi proprietari per l’aumento notevole dei costi senza vantaggi sul mercato, che non premia chi ha fabbricati più sicuri dal punto di vista statico. Diverso sarebbe il discorso sugli edifici pubblici - ha aggiunto - per cui un’ordinanza del 2003, obbliga gli enti a verificare la sicurezza statica, ma non obbliga ad eseguire interventi”. Sono questi i fatti che mostrano come il sistema Paese, non abbia necessità di cambiare il corso alle catastrofi a cominciare dalle leggi, per puntare davvero su prevenzione e sicurezza. “Negli ultimi 40 anni sono stati spesi più di 140 miliardi sui terremoti italiani, se fossero stati investiti in prevenzione avremmo risparmiato molto, perché a fronte di ogni euro speso in sicurezza ne servono otto nove per riparare i danni post sisma. Ma non è obbligatorio intervenire sulla messa in sicurezza”. Nessuna legge italiana lo impone e neanche vigila perché la staticità sugli edifici esistenti non venga meno. Secondo l’ingegner Antonio Occhiuzzi del Cnr “costruzioni fatte a regola d’arte al tempo della loro realizzazione, sono state indebolite da soppalchi, aperture per canne fumarie e nicchie per impianti, è una prassi diffusa, ognuno pensa di poter fare di tutto in casa propria e sugli interventi d’indebolimento non c’è alcuna sensibilizzazione, anche se è vietato dalla legge”. Siamo quindi all’anno zero della sicurezza statica delle abitazioni, ma da Roma oltre a mettere in moto la macchina milionaria dell’emergenza, ancora non arrivano segnali concreti di un cambio di rotta.
Ale.c.
Il pungiglione
Taccuino
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