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UNA FOLLIA DA 20 MILIONI DI EURO
stampa pagina 4 novembre 2016
Sulla questione, sollevata da questo giornale sin dal 15 giugno 2011, indaga la Guardia di Finanza e al più presto, ma siamo già in forte ritardo, dovrebbe intervenire la magistratura aquilana. A meno che le protezioni di cui gode Cialente, non siano ancora tanto forti da mandare tutto “a cuppola de notte”, così come diceva mio nonno Domenico.
Ma della storia, ancor più della magistratura ordinaria, dovrebbe interessarsi la magistratura contabile, in quanto “la vicenda” ha provocato un danno erariale di circa 20 milioni di euro, avendo il Comune dell’Aquila già pagato i singoli proprietari, si fa per dire, che hanno incassato ed acquistato un’abitazione equivalente in cambio del nulla, in quanto titolari non di un diritto reale di proprietà, bensì di un diritto personale di godimento sull’alloggio ancora da cedere. Ed infatti è proprio qui che casca l’asino, in quanto gli (assegnatari?) non sono in grado oggi di cedere un bel nulla poiché, come il grande Totò, vorrebbero vendere all’americano di turno (in questo caso alla Pubblica Amministrazione) la Fontana di Trevi.
Infatti secondo una consolidata giurisprudenza, il socio di una cooperativa edilizia a proprietà indivisa, fino all’assegnazione definitiva dell’immobile, vanta soltanto una posizione di detenzione nell’interesse della cooperativa proprietaria, dell’immobile, quindi, non è titolare di un diritto reale, bensì di un diritto personale di godimento dell’alloggio. Ed infatti nel caso di cooperativa a proprietà indivisa, il contributo di ricostruzione viene assegnato al rappresentante della cooperativa stessa, unico soggetto abilitato a richiedere tali fondi. Anche l’Ufficio Legale del Comune, con un proprio parere, aveva sconsigliato l’adozione del provvedimento di concessione di un contributo per l’acquisto di un’abitazione equivalente ed aveva suggerito il ritiro del provvedimento di concessione, attraverso l’adozione di un sollecito provvedimento in autotutela, in quanto i singoli soci assegnatari, non sono appunto titolari di diritti reali, non essendo in grado di cedere l’alloggio al demanio comunale.
Qui si sta scherzando con il fuoco, Cialente ed i suoi dirigenti hanno giocato con 20 milioni di euro del Consorzio 201 di Pettino. Ma non finisce qui. Perché altre decine di milioni di euro sono state elargite ad altrettanti soci di cooperative che si trovano nella stessa situazione di quelli del 201. Hanno comprato, ma non possono cedere ciò che non hanno.
Quali e quanti interessi si celano dietro questo provvedimento? Perché non può essere che lo stesso sia stato “montato ad arte”, solo per far dare l’appalto della ricostruzione ad Eliseo Iannini. C’è dell’altro. Lo vedremo nelle prossime puntate.
Peppe Vespa
Il pungiglione
Taccuino
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