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FRAZIONI E CENTRO, LA RIPRESA SECONDO IL DI STEFANO PENSIERO
stampa pagina 9 novembre 2016
Ad appena otto anni dal sisma, l’amministrazione Cialente stabilisce che per le costruzioni di rilevanza storica delle frazioni, comunque costruite prima del 1930, i proprietari avranno diritto fino al 60% in più. Un bel bingo che supera i 1.800 euro a mq, per borghi per lo più disabitati, umidi, poco curati, se non proprio muffiti, per i quali i frazionisti hanno finalmente ottenuto la rendita. L’Ufficio speciale, dal canto suo, con la politica di Raniero Fabrizi più che qualificare questa ricostruzione post sisma, tra le più eccentriche che la storia ricordi, vorrebbe macinare pratiche e finanziare cementi a raffica solo per far vedere che funziona. Senza assicurare un tessuto costruttivo omogeneo e di qualità, oltre ad una disparità di trattamento rispetto a chi ha già ricostruito. Perché quando parla di restauro conservativo, quindi nessuna demolizione e il 60% in più di soldi, consente per volte, solai e strutture portanti “nuove soluzioni costruttive” che senza principi generali ferrei, e non ci sono, daranno la spinta alla “scienza” e alle fogge di ingegneri ed architetti tra le più bizzarre. Il tutto mixato nella proposta dell’assessore alla ricostruzione Piero Di Stefano, non in poche paginette comprensibili anche a quei consiglieri, che non sanno neanche che hanno votato, ma in un pamphlet ermetico che solo in pochi comprenderanno, soprattutto per quel che riguarda l’aspetto commerciale. Di Stefano non ha mai voluto mettere mano al nuovo Piano regolatore, ma ne modifica quattro articoli con un giorno di voti fruttuosi in seconda commissione oggi, e poi in Aula, consentendo la massima espansione del commercio o artigianato nel centro storico dell’Aquila e delle frazioni senza un nuovo Piano commerciale. Così, come viene. Che per l’assessore vuol dire aprire, cedere, scavare, aumentare le cubature e pagare, nel caso in cui a fronte di una nuova superficie commerciale, il proprietario non disponga di parcheggi utili o verde da cedere per legge. Oppure, cito testualmente il Di Stefano pensiero: “allo scopo di favorire la riqualificazione del centro storico delle frazioni è consentita la rilocalizzazione totale o parziale delle volumetrie esistenti legittime, pari ad almeno un’unità strutturale su zone residenziali di proprietà site nella zona A della frazione previa cessione dell’area cedente”. Ma che vuol dire, che giro è? La gran parte dei commissari lo ha capito? Non hanno neanche accennato al piccolo particolare per cui le pratiche sono al palo, perché i locali vanno condonati e i frazionisti non vogliono neanche pagare. E dove apriranno negozi o attività? Saneremo pure questa? Non è ancora il tempo di politiche vere di ripresa per le frazioni, per migliorarle negli assetti viari, in economie innovative e per garantire che torneranno minimamente a vivere. La qual cosa, lo capiscono davvero in pochi, non può essere certa immaginata solo con le case, dove di questo passo andranno giusto i fantasmi.
Alessandra Cococcetta
Il pungiglione
Taccuino
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